La Dunhill LB Shell, che un giorno è uscita da un pacco di ebay, puzzolente e disgustosa come forse nessuna pipa è mai stata.
Questa è una brutta e amara storia.
La storia di una pipa forse amata, ma da un vecchio testardo sporcaccione americano, perdipiù dagli orribili gusti in fatto di tabacco. Un bruto che fumava drugstore blend di burley inzuppato degli aromi a me più odiosi. E deve averne fumato per anni, ogni giorno, spietatamente in questa pipa, senza mai pulirla, lasciando i sughi nicotinici irrancidire e impreganare ogni poro della radica. Un giorno, per ragioni che non so e non voglio sapere, quell’uomo abbandonò questa pipa, che finì a patire le sue pene in un garage o in una cantina, dove alla puzza del tabacco cattivo, e della sporcizia, si aggiunse anche quella della trascuratezza. O in altre parole quell’ombra di muffa da magazzino che ben conoscerà chi è uso a frequentare mercatini delle pulci.
Quando uscì dalla scatola di cartone recapitata dal postino, non potevo credere alle mie narici. Puzzava così tanto che la misi nell’armadio delle pipe che ho in ufficio a prendere un po’ d’aria. Ma ogni volta che aprivo lo sportello una zaffata mi investiva. Questa pipa appestava anche l’aria negli spazi che occupava. Provai a fumarla per vedere di sterilizzarla con qualche fumigazione di toscano. Ricordo che era inverno, e strada facendo tra casa e l’ufficio buttavo uno scovolino dopo l’altro cercando di catturare l’umido e le sostanze venifiche che il cannello trasudava, in modo da liberarlo. Quasi arrivato all’ufficio provai ad annusare uno di quegli scovolini giallastri. E l’odore di nicotina rancida mi prese violentemente di sorpresa allo stomaco. Ebbi due urti di vomito e per poco non eruttai tutta la colazione nel cestino dove stavo per gettare lo scovolino.
Di solito non rischio il metodo sale e alcool detto “armageddon” sulle pipe di pregio. Ma se c’era una pipa al mondo che lo necessitasse, era questa! Al primo giro il sale usci catramoso, osceno. Il secondo lo stesso. Il terzo cominciò a schiarire. Al quarto capii che il lavoro era quasi fatto, almeno per quanto sale e alcool potessero fare. Asciugata la pipa, l’odore di burley impregnato era ancora lì, l’ “odore di caserma” pure. Ma la nicotina racida se non altro se ne era andata per sempre, dissolta dall'alcool e risucchiata dal sale. Da allora ho fumato questa pipa un po' con convinzione, un po' saltuariamente, per qualche mese. Quando mi sembrava guarita, la lasciavo lì a riposare. E sparito l’umido, fatalmente, il naso infilato nel fornello continuava a percepire un fondo di puzzo di caserma.
Ho così deciso di metterla pesantemente e radicalmente in cura, come avevo già fatto con la Peterson Green Spigot. Ci ho fumato toscano e virginia più volte al giorno. La pipa trasudava i suoi sentori di muffettina. Poi la muffa ha lasciato il posto al toscano, che aveva percorso tutto lo spessore del legno. Allora ho cominciato a fumarci Schurch 128 finché non ho sentito che il legno smetteva di trasudare toscano e cominciava ad odorare di latakia. I fantasmi erano fuggiti per sempre, e la mia pipa finalmente, e definitivamente guarita era tornata la pipa da latakia che avrebbe sempre dovuto essere.
E’ una brutta e amara storia. Ma fortunatamente una storia a lieto fine. La mia pipa maltrattata ha trovato finalmente qualcuno che la ama, e che ne è pienamente ricambiato.
Una pipa del 1965, solo il cielo sa quanti drugstore blend può avere bruciato


