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martedì 6 ottobre 2015

Rav Benamozegh e le Dunhill

La gioia della microvariazione. Due Dunhill Red Bark LBS (Large Billiard Slender): una con vera argento (1973), l'altra (1972) trovata recentemente a Berlino da Der Pfeifelanden.  

Diceva Rav Benamozegh, Maestro livornese, che nella Torah si può trovare tutto. Il saggio troverà la saggezza, il poeta troverà la poesia, il matematico troverà la logica, lo spirituale troverà il trascendente, il materialista troverà le leggi dell'economia, il filosofo la filosofia. E anche lo stolto troverà nella Torah esattamente quello che cerca: un sacco di scempiaggini.

Recentemente mi sono reso conto che, molto più modestamente, qualcosa del genere è vero anche per le pipe di Alfred Dunhill. Sono pipe magnifiche e multiformi. Ma sono anche prismi potenti, attraverso i quali chi le possiede riflette verso il mondo qualcosa di se stesso, e che dalla sua Dunhill uscirà illuminato e amplificato.  Per qualcuno sarà il buon gusto, per qualcuno l'esperienza, per chi la cultura, l'intelligenza, la semplicità (l'importante è fumare bene), il razionalismo, l'opulenza, persino -chi l'avrebbe mai detto- l'anticonformismo. Tutto si può leggere in una Dunhill. Delle volte, anche la scempiaggine di cui l'ha riempita lo stolto.

martedì 29 gennaio 2013

La Venere di Milo

Dunhill LBS Red Bark del 1973. Una grande pipa (e non solo una pipa grande)


Ci sono oggetti che riassumono in sé i canoni della bellezza classica. Dunhill è specializzata in questo tipo di pipe ma alcune Dunhll sono più Dunhill delle altre e questa LBS del 1973, che ho incrociato un giorno da Noli, lo è in modo difficile da eguagliare (almeno secondo me).
La guardo, la uso, e sembra riassumere in sé la quintessenza della pipa. Rossa, con banda argento. Proporzioni perfette, curve misurate e tutte al posto giusto. Unico tratto leggermente eccentrico, il fatto che sia sabbiata anziché liscia in questo colore. E' infatti una Red Bark, finitura che amo, anche perché è stata quella della mia prima Dunhill. E'  un po' più difficile da trovare della altre, perché le Red Bark, chissà perché, non si fanno più.

Ma a parte tutto questo, più che una pipa potrebbe essere "la pipa".

Non c'è molto altro da aggiungere. Un post su una pipa così potrebbe esistere anche senza parole (e in effetti in principio è uscito proprio così).


La banda argento ha il marchio AD. 



Le stampigliature dicono LBS (Large Billiard Slender) del 1973. La LBS è una versione un po' più slanciata della billiard grande e cicciuta che è una delle forme simbolo di Dunhill. Un po' meno comune, è sempre marcata gruppo 4, pur essendo significativamente più grossa di una normale gruppo 4

giovedì 4 ottobre 2012

Le mia prima Dunhill (e le ragioni più sbagliate per comprarne una)



Vale quello che costa? L'eterno dilemma del puntino bianco.


C'è un thread di "fumare la pipa" che mi causa spesso acuti mal di capo. Si chiama "una Dunhill per provare" e generalmente raccoglie le esperienze di chi ha trovato una Dunhill a prezzo ultrascontato (nuova in qualche tabaccaio che ha gettato la spugna oppure straziata in qualche mercatino delle pulci) e ha deciso di comprarla per vedere se quelle carissime pipe col puntino sono veramente così meravigliose come le si dipinge. Se, diciamo, una volta accese, sprigionino qualche inimmaginabile magia che valga il loro prezzo.

Quasi invariabilmente, dopo qualche frettolosa fumata, talvolta con agghiaccianti caroselli di tabacchi, il risultato di questa prova è che no, in una Dunhill non c’è proprio nulla di speciale: fuma esattamente come una pipa normale. Grande è allora la delusione del tester. Ne consegue che chi le acquista, più o meno, è solo un fanatico un po' toccato che si è fatto abbindolare. Altrettanto invariabilmente, e a mio avviso con totale mancanza di logica, chi trancia giudizi di questo genere, tende a mostrarsi poco disposto a scambiare la sua pipa truffaldina con una di quelle splendide ed oneste pipe che sostiene di apprezzare (io di solito ci provo a salvare la malcapitata pipa da una immeritata prigionia).

Tutto ciò nasce da un enorme fraintendimento, diffuso sia tra chi idolatra che tra chi odia questo marchio. Una Dunhill in effetti non è nient'altro che una pipa normale. Semplicemente, è una pipa che da più di cento anni ha seguito una politica di eccellenza senza compromessi. Nei giorni buoni e in quelli cattivi, sempre. Non accettare assolutamente mai scorciatoie e vie di mezzo per un po' di fatturato in più, è una scelta quasi eroica (chi conduce una qualsiasi attività economica potrà condividere il senso di ammirazione meglio di chiunque altro). Il risultato è semplicemente che Dunhill è la normalissima pipa contro cui qualsiasi altra deve confrontarsi. Si è buoni o meno buoni rispetto a quanto vicini si riesce ad essere all'ideale di Alfred Dunhill, fisicamente rappresentato da tutte le pipe col suo marchio messe sul mercato in qualsiasi tempo. Dunhill rappresenta il gold standard di tutti gli shape classici e di tutto ciò che una pipa deve essere per essere il meglio. Quello che Dunhill offre è la assoluta garanzia, qualunque sia il finissaggio, l'anno di produzione, la dimensione, di aver provato ad essere la migliore pipa umanamente possibile (magari non sempre riuscendoci). Nulla di più, nulla di meno di questo.

Una Dunhill, presa singolarmente, non è necessariamente migliore di una pipa di qualsiasi altra buona marca. E di buone marche ce ne sono (e ce ne sono state) tante. Dunhill è semplicemente una garanzia di qualità che non conosce eccezioni. Per averne una come deve essere non devi conoscere molto, non devi essere un abile collezionista che si destreggia tra produzioni di eccellenza e cadute commerciali. Basta che sia una Dunhill: una qualunque. E' l'unica marca di pipe di questo livello che non abbia mai dovuto ammainare la sua bandiera. Qualcuno sente l'attrazione per l'ossessiva propensione alla perfezione e al successo commerciale che ha donato alla storia della pipa una meravigliosa pietra di paragone. Qualcuno invece si preoccupa semplicemente di comprare una pipa: la migliore possibile al migliore prezzo possibile. Il che è altrettanto legittimo. Ma non condurrà quasi mai al puntino bianco.

Ancora diverso è comprare al miglior prezzo possibile una pipa che fumi bene. In questo caso, puntare a Dunhill è come scegliere una Rolls Royce per trainare una roulotte.





La mia prima Dunhill. Una Red Bark 142 F/T del 1973. Ai suoi tempi, come oggi, un sacrificio economico non indifferente, che merita di essere fatto per le ragioni giuste. O anche non essere fatto per nulla.



Quando ho comprato la mia prima Dunhill tutto questo, fortunatamente, lo sapevo già. Tra le pipe di mio padre qualche Dunhill c'era. Erano quelle più preziose ma non certo le uniche che rispettasse. Di nascosto, quando già avevo qualche pipa passabile, mi fumai la sua liverpool e la sua square panel. Ne sentii il fascino e rimasi ammirato dalla rassicurante durezza dell'ebanite (che avrei scoperto anni dopo essere la migliore ebanite tedesca) e dalla fattura del bocchino. Ma a parte questo non ebbi nessuna particolare rivelazione mistica. 

Quindi, il giorno in cui, appena incassato uno dei primi stipendi che mi avevano elevato oltre la soglia della fame, decisi di ripiombare almeno per un po' nell'indigenza per acquistare la mia prima Dunhill, sapevo che quasi tutto quello che potevo attendermi era lì davanti ai miei occhi. Prima di tutto quel bocchino lucente e tagliato a mano, i cui lati si rastremano dritti come un fuso. Bello come solo un bocchino fatto su misura può essere. Così diverso dal terminale molliccio della mia Savinelli Punto Oro (un'altra dublin rossa, ma liscia), la cui forma tradiva l'ebanite stampata (e pure, in quel caso, da quattro soldi).


Lo shape è il 142. Ovvero la Dublin un po' robusta che ai tempi in cui l'acquistai mi era particolarmente caro. Solo col tempo ho capito di non essere molto bravo a fumare nelle dublin.


Poi  una forma dublin assolutamente autorevole. Non troppo esile, col fornello leggermente inclinato in avanti. Non troppo sottile, non troppo spessa. Esattamente giusta. Una bella sabbiatura (che avrei potuto comunque trovare anche altrove). Una finitura singolare, che sarebbe rimasta fino a pochissimo tempo fa la mia unica Red Bark (forse per il desiderio di non privare la mia prima Dunhill della sua singolarità). Insomma una pipa assolutamente perfetta e allo stesso tempo assolutamente normale.

La rivelazione mistica che non aspettavo non è effettivamente arrivata. Ho semplicemente goduto di una pipa che ricordo di aver fumato in alcuni momenti che forse anche per questo sono rimasti importanti. La fumai per esempio seduto per terra, ascoltando un disco di Art Pepper, nella nostra nuova casa, ancora priva di mobili (ma non di uno stereo e di un posacenere). Ha sempre fumato come deve fumare un'ottima pipa: bene. Senza nessun problema di nessun tipo. Avrei successivamente scoperto che la forma dublin che a quei tempi mi affascinava non è proprio l'ideale per il mio modo di fumare, ma questo sarebbe successo molte Dunhill dopo (di Dunhill ne ho comprate molte, non ne ho mai data via una, e non ho mai nemmeno desiderato farlo).

Una Dunhill offre il senso rassicurante di possedere ed usare un oggetto discreto e semplicemente perfetto. Una pipa ideale, che non  ha nulla di vistoso eppure non può essere fatta meglio di così e per questo costa cara. Se questo interessa, investire in una Dunhill ha un grande senso.

Non ha invece senso comprare una Dunhill solo perché costa poco. Magari aspettandosi di svelare acutamente, con due fumate in croce, l'inganno del puntino bianco.  Una Dunhill non regalerà mai nulla a chi non ha intenzione di apprezzarla. Per quanto poco la si possa pagare, saranno sempre e solo soldi buttati. 

Tutto si può trovare in una Dunhill. L'uomo paziente ci troverà la ricompensa dovuta a chi sa aspettare. L'uomo sensibile, una pipa da ascoltare perché viene da un mondo perduto. Lo scienziato, uno strumento robusto, versatile ed analitico. Il risparmiatore, un buon investimento.

E anche lo stolto troverà ciò che cerca: un bel po' di soldi spesi per la ragione sbagliata.