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venerdì 30 novembre 2012

Fornelli da flake 2: la prince

Amorelli una stella,  foro 17 x 30 

A voler prendere le cose sul piano squisitamente tecnico, la Prince of Wales avrebbe dovuto essere la prima delle pipe di questa serie. Se è vero che per il flake una pipa piccola è meglio di una media o grande e che un fornello basso è più facile da approcciare di uno medio o alto, allora l'idenkit della Prince sembrerebbe già disegnato.

La Prince è una pipa che anche quando è grande, è piccola. La Shell gruppo 4 raffigurata qui sotto, per esempio, per essere una prince è anche piuttosto robusta. Ma pur non intendomi molto di calcoli di geometria dei solidi (o meglio, essendo troppo pigro per andare a caccia delle vecchie formule) sarei disposto a scommettere che il volume interno è minore di una billiard gruppo 3.


Dunhill Shell FET Gruppo 4 (1971),  foro 20 x 33  

Figuriamoci poi quando la prince è piccola, come nel caso dell'Amorelli più in alto, che apre questo post, e che nelle sue dimensioni minutissime, è una delle più squisite bruciatrici di Virginia che possieda. Se ho dedicato alla prince solo la seconda puntata è soltanto perché la Prince è una pipa un po' eccentrica, che non a tutti piace e che non molti possiedono. Anch'io, per averne una, ho dovuto aspettare che me la regalasse mia moglie (è la Dunhill root, la terza qui in basso). In mezzo a un espositore o disposte sul feltro verde, pipe più robuste tendono a primeggiare e la pur gradevole testa tonda mi aveva sempre lasciato prima un senso di insufficienza, e di insicurezza, il timore che non fosse una pipa proprio vera, che fosse un mezzo giocattolo che sul più bello mi avrebbe lasciato a mezzo.  C'è voluto il gusto di una donna per aggiungerla alla mia scuderia. 
Avendola, mi sono reso conto che anche con un normale tabacco in ribbon, c'è da fumare più che a sufficienza. Forse non sarà la fumata ideale dopo un pranzo pantagruelico. Ma come seconda pipa della sera ha trovato il suo posto. E' pero cominciando a fumare i flake che ho scoperto nella prince una forma ideale. L'interno del "cilindro" è del tipo che un motorista definirebbe "superquadro": un tipo di assetto adatto alle alte prestazioni, in cui la corsa del cilindro è uguale o più breve del passo della testa. Con questa configurazione, a quanto pare, si riesce a cavare il massimo non solo dalle benzine ad alto numero di ottano ma anche dalla talvolta bizzosa compressione del flake di Virginia. Nel fornello superquadro i grossi pezzi di flake disposti sul fondo riescono ad allargarsi minimizzando il rischio di intoppamento anche se il caricamento è stato meno che ottimale. Con la breve corsa della prince raramente sperimento i caricamenti virtuosistici con il flake ripiegato in vari tipi di origami. Volendo occorrerebbe munirsi di forbicine e tagliare preventivamente la fetta ma anche in questo caso avrei qualche preoccupazione sulla bontà del risultato. Io invece spezzo la fetta grossolanamente, metto i pezzi grossi sul fondo e copro con un leggero strato molto più sbriciolato che accoglie la scintilla mettendo in moto la combustione. 


Dunhill Root 31071 Gruppo 3 (1979),  foro 17 x 30  

Carica di un buon flake, la prince offre a chi la fuma una gioia tutt'altro che parziale. La breve altezza del fornello è fatta per semplificare la vita: la brace non dovrà percorrere una lunga strada per arrivare in fondo. Ma bruciando con lentezza esasperante, a fil di fumo, come il Virginia deve essere trattato, riempirà lungamente la serata dei suoi profumi. Un fornello basso non concentra forza e sapore nella seconda parte il che è, in certi casi, un vantaggio. Un virginia molto forte, magari appartenente alla categoria dei "virginia rafforzati" non passerà mai il livello di guardia e raramente lascerà a corto di energie nella seconda parte del fornello. Un virginia biondo e fresco resterà fragrante e fiorito dall'inizio alla fine. Fumare nella prince non è un'esperienza psichedelica e introspettiva ma un piacere spensierato, che permette di gustare il tabacco nella sua schietta verità. Se qualcuno amasse i virginia aromatizzati, che talvolta possono risultare stucchevoli, specialmente quando si concentrano e si sovraccaricano, anche in questo caso la prince è un medium ideale.

Può essere che una prince giaccia nella vostra rastrelliera, incompiuta, alla ricerca del suo tabacco ideale. Provate a caricarla di flake e un po' alla volta, fumata dopo fumata, sembrerà rinascere. O può essere che siate alla ricerca di una scusa per aggiungere alla vostra collezione una pipa che non avevate mai pensato di comprare prima. Una pipa da dedicare ai flake e che non sarebbe davvero giusta con nessun altro tipo di tabacco.

Ecco, forse, quella pipa è proprio una eccentrica ed elegantissima prince.


Delle serie di post su come e dove fumare flake fanno parte

Caricare un broken flake 
Fornelli da flake 1: La pot
Fornelli da flake 2: La prince 
Fornelli da flake 3: Dublin, zulu fornelli conici

domenica 6 novembre 2011

La capostipite

Mio padre aveva molte belle pipe, ma ce n'era una che mi piaceva più di tutte ed era la Dunhill Shell Square Panel, che anche lui fumava un po' più spesso di tante altre. Mi spiegò perché piaceva a lui ed erano le stesse ragioni per cui quella pipa continuava ad attirare anche il mio occhio nel suo cerchio magnetico.  Era una Dunhill, per cominciare, e questo ne faceva per definizione una gran pipa, da prendere sul serio. Ma poi il fatto che una billiard avesse le facce quadrate, eppur rimanendo slanciata ed elegante, ti faceva pensare a quei manifesti un po' cubisti di Cassandre... Aveva qualcosa di indefinibilmente artistico e avanguardistico, però retro'. Un cortocircuito estetico, che però (non dimentichiamolo) era una Dunhill.
La Shell aggiungeva anche la superficie rocciosa a tutto questo. E la Shell di mio padre era sabbiata in modo che una delle superfici fosse anche leggermente incavata, come se una ditata avesse portato via un po' di materiale,  una nota scalena che rendeva (e rende) quella pipa, a tutt'oggi la vera capostipite della mia piccola ossessione per le square panels.
Da quando cominciai a comprare le prime pipe serie, cercai una square panel. Setacciai il catalogo Savinelli, che avrei potuto permettermi. Andai anche a vederle in Via Orefici. Ma purtroppo le square panel di Savinelli mancavano totalmente delle proporzioni magnetiche della square panel di mio padre. Che a quel punto, ogni tanto, mi era capitato di fumare di nascosto, innamorandomene ancora di più.
Quando vidi questa pipa sotto il tavolo di vetro in cui Noli a Milano tiene l'usato Dunhill pensai di toccare il cielo con un dito. Non era una Shell... però era una Root! Aveva qualcosa in meno di quella di mio padre. Ma anche, per la miseria, qualcosa in più! Restava il fatto che benché il mio budget si fosse leggermente allargato rispetto alle prime paghette da fame, continuavo a non potermi permettere una pipa del genere. Di tutto ciò parlai a mio padre con tale entusiasmo da matto, che alla prima festa quella pipa me la ritrovai in un pacchetto (un fatto notevole, considerato che lui non si era mai permesso la spesa di una Dunhill Root Briar).
Fortunatamente, vista la mia reazione quando non la ritrovai più sotto il vetro, Noli mi avvertì di chi avesse requisito la square panel. E così anziché farmi prendere dalla depressione, passai un paio di mesi a pregustarmela, sapendo che prima o poi sarebbe arrivata. E ricordo come fosse adesso il momento in cui la vidi e l'incredulità con cui continuavo a guardarla nel taxi che mi riportò a casa quella sera...
Da allora ho approfondito le conoscenze tecniche sul fornello pannellato, imparando che è un esercizio artigianale piuttosto difficile che merita di essere apprezzato anche sotto quell'aspetto. E soprattutto ho aggiunto qualche nuova square panel al mucchio di pipe che tengo in giro per casa: tre Ashton, un'altra Dunhill (shell, ma diversa da quella di mio padre), una splendida Sasieni nel suo astuccio, una Mark Tinsky... alcune belle, alcune così così. Ma nessuna come questa. Una pipa che mi fa ancora e sempre impazzire tutte le volte che la guardo e che la fumo.