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martedì 14 aprile 2015
Zero calories
Samuel Gawith Chocolate Plug. Da plug al fornello in tre semplici passi: 1) taglio del plug a fettine abbastanza sottili 2) sfregamento di qualche fetta, diciamo un paio o forse tre, tra i plami delle mani fino a ottenere una specie di pallozza oblunga 3) la pallozza viene aperta e resa vaporosa prima del caricamento La pipa è una Radice aerobilliard square panel.
Negli ultimi mesi ho riscoperto una passione feroce per la bicicletta, ho percorso varie migliaia di chilometri in su e in giù prima in piano (molto piano), poi in piano (ma un po' più forte), poi cominciando ad azzardare qualche salita. Il passaggio da pipatore-poltronista puro a pipatore-quasiciclista mi ha divertito molto e ha fatto sì che abbia messo un po' sotto controllo anche l'alimentazione. E' stato tutto piuttosto semplice e indolore, tranne che per il cioccolato, di cui pian piano sono diventato inspiegabilmente e improvvisamente schiavo, dopo averlo ignorato per gran parte della mia vita.
A forza di ingozzarmi di cioccolato, per quanti chilometri mettessi sotto le ruote, non c'era più verso di trattenere l'ago della bilancia da un movimento che stava diventando inverso a quello desiderato. Per non compromettere le mie prestazioni sportive e per liberarmi degli eccessi più incoffessabili, mi è venuta in aiuto questo grosso tavolettone di Samuel Gawith Chocolate Plug, che avevo preso a Praga qualche mese fa, sfidando a piedi una tormenta di neve durante una pausa di lavoro. Non ci sono molti altri posti per acquistarlo, e per acquistare una vasta gamma di Gawith normalmente disponibili solo in flake, se non la lunga transumanza verso il negozio di etrafika, piuttosto fuorimano, e piuttosto in salita, per chi sta in basso, in centro, nella zona più battuta da turisti e ospiti d'affari.
Del chocolate flake ricordavo poco. Lo fumai un paio di volte, forse un po' secco, e mi lasciò un ricordo positivo ma non indelebile. Il plug, acquistato per curiosità e calorosa raccomandazione di un goloso tabaccaio-pipatore ceko che ha tutta l'aria di intendersene molto, è rimasto tra i tabacchi che non ho mai collocato nel caveau e ingombrano i pochi spazi di casa mia. Sacrificio necessario perché non essendo conservato sottovuoto, ogni tanto richiede un po' di supervisione, almeno finché non lo metterò in Bormioli. Insieme ad altri suoi simili blocchettoni, ogni tanto mi attirava, andavo a palpeggiarlo, ad odorarlo, ne tenevo sotto controllo l'umidità, ne pregustavo le delizie. Controllo dopo controllo, questo virginia scurissimo, spruzzato di latakia e profumato di cacao ha cominciato ad attirarmi almeno quanto le tavolette di cioccolato vero e proprio che stavo accumulando in cucina, e quel che è peggio consumando senza ragionevolezza. Così mi sono risolto ad aprirlo, ed è stata una scelta assolutamente azzeccata.
Il chocolate plug (o la sua versione in flake), si dice, non sa di cioccolato. Ma, viene sottolineato con puntiglio burocratico, di cacao. Sarà. Visto che i miei cioccolati preferiti vanno dal 70% di cacao al 99%, la differenza tra i due concetti, per me, resta inavvertibile. Secondo me, il chocolate flake sa (la cosa potrà sorprendere) di cioccolato e il tocco di latakia, comunque ben avvertibile, lo rende uno di quei folli cioccolati che vanno per la maggiore adesso, con sale, con peperoncino, con rosmarino. Mi piacciono tutti, e questo con latakia certo non meno degli altri. E' cioccolatosa la consistenza del virginia, il suo colore, il fondo dolceamaro. Da quando ho aperto la mia tavoletta di chocolate flake e le sue fette hanno cominciato a trovare la strada di diverse pipe, la mia immaginazione e il mio desiderio corrono decisamente meno verso le tavolette in carta d'oro e d'argento e invece con ossessiva insistenza al grosso vaso a molla in cui tengo il tabacco alla mano che sto fumando in questo momento.
Il chocolate plug rispetto al flake ha in più sicuramente la presentazione. Questa barra spettacolare che sembra appena uscita dalle cure del maitre chocolatier. Ma anche il flake andrà considerato, quando la scimmia cioccolatosa ricomincerà ad urlare, e io sarò troppo stanco o troppo lontano dal cucuzzolo praghese, unico luogo al mondo dove ho mai trovato disponibilità di questa specialità, tutta piacere peccaminoso e zero calorie.
mercoledì 12 giugno 2013
Due pipette da plug
Due piacevoli pipette da plug, simili nella capacità, per ogni altro verso totalmente agli antipodi: Dunhill Bruyere Gruppo 1 quaint, una billiard slender (145 x 38mm); Missouri Meerschaum Pony Express (125 x 45mm), più o meno una lovat. Entrambe caricano grosso modo un grammo e mezzo di tabacco.
"Un bicchiere di limpida birra chiara intorno a mezzogiorno restituisce, per così dire, l'equilibrio spirituale all'ungherese di tendenza meditativa" [Márai Sándor]
Durante la recente primavera perduta, trascorsa quasi ininterrottamente sotto l'acqua, a temperature novembrine, si è espansa in me una voglia d'estate e di sole che non ricordavo di avere mai provato prima. Non potendo fare molto per influenzare i capricci dell'atmosfera, ho finito per riversare questa tensione sulle pipe. Ho cominciato a procurarmi, con largo anticipo rispetto al solito, i tabacchi più adatti alla bella stagione. E, già che c'ero, anche qualche pipa nuova per fumarceli.
Due di queste pipe sono l'oggetto di questo post. Opposte in tutto, una dandy, l'altra rurale, una ossessivamente curata nel dettaglio e nei materiali, l'altra montata in catena di montaggio da un torsolo di pannocchia sforacchiata. Una costosissima, l'altra ai limiti dell'usa e getta. Una Dunhill, l'altra Missouri Meerschaum. In comune hanno il fatto di caricare entrambe, grosso modo, un grammo e mezzo di tabacco. Quel che occorre per una fumata breve, disimpegnata, a mani in tasca. Le ho prese pensando di fumarci RB plug, un tabacco a base di virginia molto scuriti dalla pressione e dal calore, profumato di rosa e di geranio e venduto sottoforma di una grossa tavoletta da tagliare, sminuzzare o affettare nella pipa come meglio si crede. Tabacco da evasione di qualità, che brucia lentamente e che richiede la pipa piccola come tutti i pressati di cui parlo in questa serie di post.
Oggi, approfittando finalmente di un bel sole, mi sono accomodato sotto il tendone di un bar, in un allargamento di Via Torino e ho passato l'intervallo di pranzo a fare una prova comparata delle mie diversissime pipe già ben avviate, nuove ma ormai fuori dalla loro fase iniziale. Non le ho caricate con l'RB plug ma con un altro Virginia in ribbon dalle caratteristiche in qualche modo simili, il Mc Connell Red Virginia.
Prima ho fumato la Dunhill. Buona, come una Dunhill deve essere, meravigliosa da tenere in bocca. Già stringere quel dente perfetto è un godimento. La Dunhill ha fumato in scioltezza, con le pareti fredde e cominciato leggermente a scaldare sotto solo quando la carica era ormai finita. Fumando in tutto relax sono arrivato al fondo in 40 minuti. Ho svuotato. Non c'era praticamente nulla, se non qualche puntino nero. Forse la brezza si era portata via la cenere leggera o forse il tabacco si era smaterializzato anziché fumarsi... chissà.
Ho attaccato la Missuri Meerschaum nello stesso, pieno, relax olimpico. La pipetta americana offre ovviamente sensazioni del tutto diverse. Tra i denti non è sgradevole e molle come quelle del passato. La plastica è migliore, la forma anche. Certo non è ebanite tedesca tagliata a mano ma tutto sommato si può fumare con piacere. La pipa esternamente mi ha dato la sensazione di scaldare un po' di più. Il tiraggio è molto aperto e occorre frenare un po' la propria voracità, più che con la Dunhill, che pare regolata sul tiraggio perfetto di un fumatore ideale. Ma è una sfida godibile e niente affatto impegnativa, un po' come succede quando dalla canna da pesca in carbonio si torna per un giorno a quella in bambù. La Missouri Meerschaum comunque, con la stessa calma e lo stesso relax di prima, ha fumato per 15-20 minuti. Tempo sorprendentemente breve, considerata l'identica quantita di tabacco. Ma non per questo affrettato.
Com'è il sapore in due pipe così differenti in tutto, anche nei tempi cronometrici?
Ovviamente, diverso. Messa a confronto la Dunhill sembra esaltare i colori più ombrosi del Virginia, i toni bassi. E' una piccolissima pipa che non pesa venti grammi ma come certe cuffiette megabass tira fuori vibrazioni insospettabili. La Missouri Meerschaum canta da soprano. Il pezzo è sempre lo stesso ma le note acute sono più evidenti, c'è una punta acidula appena accennata, che forse viene dal tutolo e che richiama l'idea di una limonata fredda in una brocca di vetro, opaca di condensa. E' una pipa rinfrescante, persino se fuma un po' più calda.
Non le ho messe a confronto per capire quale preferisco. In queste cose sono onnivoro. Le ho confrontate più che altro per comprendere meglio perché mi piacciono entrambe. Sono agli estremi opposti delle spettro economico e strutturale, ma entrambe vicine al mio cuore.
Avendo ritrovato grazie alle mie pipe e forse anche alla birra chiara il mio equilibrio spirituale, chiudo le considerazioni degustative con un freddo calcolo economico e offro a chi non si è ancora convinto della sensatezza dell'acquisto di una Dunhill un pretesto spero efficace per rompere gli indugi: la pipa da 330 euro fa durare il tabacco il triplo della pipa da 9 euro. Considerato che una scatola di Samuel Gawith costa circa 20 euro, il costo di esercizio con la Dunhill è 90 centesimi l'ora mentre con la Missouri Meerschaum che ha consumi più americani, sale a 2,7 euro l'ora. Ogni ora di fumo la Dunhill consente di risparmiare 1,8 euro. Il suo oculato proprietario in circa 180 ore di fumo avrà ammortizzato il maggior investimento. Se la vostra prima preoccupazione è il risparmio, quindi, comprate la Dunhill.
Io, a costo di passare per dissipatore, preferisco averle entrambe...
Simile la foratura molto stretta: 15mm per la Missouri Meerschaum, 16mm per la Dunhill Gruppo 1
martedì 11 giugno 2013
Effetto Meerschaum
La mia pannocchietta. Sta supplendo in modo più che degno all'assenza della piccola schiuma che mi arriverà a giorni, customizzata da Mauro Gilli.
Retrospettivamente, la considero una scelta oculata. Soldi da spendere in pipe decenti, comunque, non ne avevo. I pochi spiccioli che mi giravano in tasca finivano semmai in tabacchi. Fortunatamente a Codogno, il paesone della Bassa dove mi ero autoconfinato in un convitto statale per studenti di Scienze Agrarie (sa quei tempi sotto l'influsso di Cochi e Renato, sognavo di diventare sia poeta che contadino), c'era una bella tabaccheria sul Corso (se così vogliamo chiamarlo). Frequentandola, capii rapidamente che almeno il tabacco valeva la pena di comprarlo buono.
Le scarse soddisfazioni rimediate cercando di bruciare nella mia pannocchietta qualche economico prodotto del Monopolio (Golf, Derby) e qualche Amphora, mi convinsero che i soldi per una scatola di Dunhill London Mixture o di Balkan Sobranie, per quanto pesanti, erano comunque meglio spesi. Grazie a quello che ho risparmiato resistendo alla tentazione di altre pipe mediocri, ho fumato sin dagli inizi un bel po' di buon tabacco in una pipa dal costo irrisorio. Ma dalle qualità senz'altro superiori a quelle di tante radiche da cesto (o per dir la verità, talvolta anche non da cesto).
A parte il bocchino micidiale (ma ebbi il buon senso di comprarne una col bocchino nero, già più accettabile) la pannocchietta, a trovarne una di dimensioni adeguate, è una pipa di tutto rispetto. Anche piuttosto generosa con il principiante: perdona molto, non scalda se non in casi estremi, assorbe l'umido, nel complesso è una delle pipe più facili da fumare al mondo.
In mezzo al mio diluvio di pipe, una pannocchietta, da allora, l'ho sempre avuta. Perlopiù negletta e dimenticata ma comunque presente.
L'ultima che ho comprato, un giorno che ero incomprensibilmente senza pipa al seguito, è quella che si vede qui. Non un gran pezzo di design, obbiettivamente, ma l'unica tra quelle in vendita in quel giorno e in quel luogo, ad avere più o meno le dimensioni di una pipa. Al termine del suo servizio di necessità, è finita anche lei dimenticata, in un vecchio barattolo di Toscani. Ieri me ne sono ricordato, e l'ho recuperata dall'oblio.
A chiamarla è stata la congiunzione di due fattori. Il primo è che in vista dell'estate mi sono procurato due plug di Samuel Gawith decisamente molto scented, quelli di cui si parla in questo post. L'obiettivo è fumarli in una piccola schiuma, che ho comprato per l'occasione e spedito a Gilli perché gli mettesse un bocchino all'altezza. Nell'attesa ho comunque cominciato a fumare i plug. Dei due, ho scoperto che l'RB, il più temibile sulla carta è un gattone tenero e docile. Il Grousemoor, invece, che pensavo essere appena fiorito, si è rivelato assai difficile da dominare in radica. Colpisce, stordisce e permane per lungo tempo. Dopo aver piacevolmente contaminato un paio di pipe piccole, che hanno continuato a fumare Grousemoor anche dopo tre cariche di ToscoVirginia, prima di tornare alla ragione, stavo per metterlo da parte in attesa della schiuma. Ed è qui che mi sono ricordato della mia Missouri Meerschaum.
Il nome dell'azienda non è scelto a caso. Il potere filtrante del tutolo in un certo qual modo si avvicina a quello della schiuma di mare. Le punte violente ne escono attutite, i sapori acuti si smorzano. E' lo stesso effetto che i signori ungheresi ricercavano quando cenavano accompagnati dall'orchestra tzigana, collocandola però in una stanza attigua alla sala da pranzo. Per una volta la pratica non ha contraddetto la teoria. E ora che finalmente è arrivato qualcosa che assomiglia all'estate, poche cose sono più gradevoli che andare a passeggio con una pipa di schiuma carica di Grousemoor, lasciandosi accarezzare dal primo sole e lasciando in giro vapori fioriti e agrumati. Una pipa di schiuma del Missouri, in questo caso. Che, mi sento di garantire, certe volte non è proprio niente di meno.
venerdì 7 giugno 2013
Roba pesante
Samuel Gawith Grousemoor plug, Samuel Gawith RB Plug, Frank Pfeiffenstudio Dark Red Plug, pronti a partire per un'operazione di scambio culturale.
Non è il primo post che dedico ai plug, un genere di tabacco che amo e soprattutto mi diverte. Col plug puoi giocare in mille modi diversi. Lo tagli grosso, lo tagli a cubi. Io, soprattutto, lo taglio fino fino, a capelli d'angelo, specialmente quando lo fumo in pipa piccola. E improvvisamente sparisce ogni problema di combustibilità.
Questi sono tre plug che affiderò per l'assaggio al mio amico Gaetano, in cambio di un po' del suo Sam's Flake. I due Gawith sono il frutto di un recente impazzimento e dell'acquisto di un paio di clay pipes e di una piccola schiuma. Sono plug che in teoria (e anche dai miei passati, sporadici, assaggi) dovevano essere uno leggermente aromatizzato ai fiori, e con forse qualche ricordo d'agrume (Grousemoor Plug), l'altro potentemente intriso di rosa e di geranio (RB Plug). Dove "potentemente" è forse un understatement. Anni fa per fumarlo mi ero servito di una Falcon e ne ero uscio così traumatizzato da abbandonarlo per sempre dopo un paio di pipate. Il tentativo di riumidificazione, questa volta, non ha sortito l'effetto sperato anche perché incosciamente ho abbandonato il barattolo in un cassetto, ritrovandomi mesi dopo una matassa di muffa.
Complice lo sbocciare dell'amore per i Virginia cosiddetti "saponati" ho deciso di ritentare l'avventura mirando però stavolta al bersaglio grosso. Invece del blocchetto da 25 grammi ho ordinato due bulk da 250, ovvero due grosse tavolette di tabacco. Il Grousemoor simile nell'aspetto al Kendal Plug (quindi abbastanza alto), l'RB schiacciato e scuro, credo per via della pressione e del calore aggiuntivi, che dovrebbero essere gli stessi da cui nasce il Full Virginia Flake.
Secondo Mauro Cosmo, grande appassionato della schiuma e fuoriclasse del lentofumo, i plug scented trovano la loro massima sublimazione in schiuma. Ovviamente in una schiuma di taglia adatta, cioè piccola. E così insieme ai due profumatissimi blocchi di tabacco, ho avuto la scusa per procurarmi una nuova pipa che appunto mi mancava. In questo momento si trova da Mauro Gilli, per la sostituzione del becco giallo con qualcosa all'altezza della situazione.
Per ora i miei plug li ho fumati in piccole radiche ed ho avuto una di quelle sorprese che Samuel Gawith spesso riserva ai suoi seguaci. Gli aromi sono quelli che ricordavo, ma la forza della profumazione è totalmente inversa. Il Grousemoor stavolta colpisce in modo violento. Mentre lo fumi ti dà quasi alla testa dalla forza del suo boquet fiorito ma acuto. E quando l'hai finito permane testardamente nella pipa, al punto che anche la terza fumata di Toscovirginia sa, inequivocabilmente, quasi solo di Grousemoor. L'RB invece è moderato, morbidoso, cioccolatoso, puffoloso. E' un Full Virgina Flake con un'ombra di fiori rossi, godibilissima e discreta.
Il terzo plug del set viene da Cagli. Non ci ero mai stato ed una delle ragioni per cui quest'anno sono andato alla Festa della Pipa è stato proprio il banco di Frank (il negozio tedesco che trovate a questo link). Lì mi sono procurato questo plug singolarissimo fatto di virginia scuri e chiari, un po' di kentucky, un po' di avana, un po' di perique, un po' (dicono, ma io non lo sento) di latakia. Sulla carta potrebbe sembrare un guazzabuglio. Invece è molto buono, pressato a freddo ed è come quei buoni minestroni in cui ogni verdurina sa del suo sapor di verdurina, e non di minestrone. Non lo conoscevo ancora ma l'istinto accaparratorio mi ha portato a comprare gli ultimi due blocchi da 100gr rimasti sabato sul banco di Frank. Un appassionato mi ha pregato di cedergliene uno. Spietatamente ho rifiutato e adesso posso congratularmene con me stesso. Spero che nella mia rotazione abbastanza ampia, il paio d'etti di plug riescano a durare fino al prossimo anno.
Buoni, i plug...
martedì 30 ottobre 2012
Dark Plug Gawith & Hoggarth
La fine del mio Dark Plug
Una decina d'anni fa, quando la produzione di Gawith & Hoggarth si rese disponibile in Svizzera, un po' alla volta, e prima ancora di poterli assaggiare, acquistai 50 grammi di ogni tabacco in produzione, pronto a scoprire meraviglie paragonabili a quelle della ditta cugina, la soprafffina Samuel Gawith.
Purtroppo, al momento dell'assaggio non mi ritrovai praticamente con nessuno. Alcuni erano "soapy" in modo che trovavo disgustoso, altri troppo forti, in tutti dominava uno strano aroma, che trovavo estremamente sgradevole. Avrei scoperto in seguito che il profumino di Kendal è un trademark della casa, un voluto segno di riconoscimento che spinge i suoi amanti quasi alla dipendenza. Non me, comunque. Non allora e con molta moderazione oggi.
Il tempo è passato, e il mio sampler è rimasto dimenticato finché qualche mese fa ho deciso di tentare una seconda avventura, scoprendo che i miei gusti si erano seppur minimamente evoluti. Con i soapy, perlomeno in dosi moderate, adesso mi diverto. E i virginia rafforzati con fire cured leaf e con kentucky, forse perché adesso li reggo meglio di un tempo, mi risultano fumabili e talvolta persino gradevoli. Il Dark flake o dark plug nella sua forma a cubetto è un po' lo Schwarzenegger dei Virginia rafforzati. La sua botta è considerata temibile da fumatori ben più abili ad incassare di quanto lo sia io. A me, stranamente, non risulta così impervio. In fatto di tabacchi ognuno ha la sua reattività.
In questa categoria riconoscibili dal tag "virginia rafforzati" entrano molti dei tabacchi che sono stati popolari in Inghilterra. Solidi, talvolta brutali. Un modo di fumare Virginia più da working classes che non da gentry. E lì sta il loro fascino. Il mio amico Gaetano, col quale mi scambio tavolta qualche tabacco e che mi ha fatto omaggio di una busta di St.Bruno, li ha paragonati a una birra scura. Il paragone ci sta tutto.
In questo caso, il Dark Plug si può accostare ad una birra scura addizionata ad una dose robusta di gin.
martedì 2 ottobre 2012
Kendal plug, o del piacere di affettare
Se non ricordo male, questo è un plug da 250 gr, che ho successivamente tagliato in tre pezzi
Fumare nella pipa regala molti divertimenti. A patto di avere un po' di voglia e un po' di tempo da perdere, uno dei massimi è quello di fumare i plug. I plug sono in sostanza lo stesso cake da cui provengono le fette regolari del flake, ma tagliati in grossi pezzi, in modo che ognuno si regoli come vuole, in base all'estro del momento sul taglio che ha voglia di infilare nella sua pipa.
Tagliato sottilissimo, il plug permette di ottenere uno "shag", ovvero un taglio a capelli d'angelo e di facilissima combustibilità, anche dai virginia più ignifughi. A fette più larghe, replica il gusto del flake. A fette ancora più larghe, tagliate incrociate, permette di provare la carica puramente gravitazionale del cube cut. Onestamente, non la soluzione più semplice, specialmente se già col flake si ha qualche problema di combustibilità.
Tra i miei plug preferiti, non sorprendentemente, c'è la versione in blocco del Best Brown Flake di Samuel Gawith. E' il protagonista di questo post.
Mai come in questo caso la medietà conduce all'eccellenza assoluta. Non troppo scuro, non troppo chiaro, non troppo dolce, non troppo piccante. Esattamente giusto. Tutto ciò che il Best Brown è nella comodo presentazione in fette, il Kendal Plug riproduce nell'appassionante versione intera.
Anche a causa di disavventure ad altri occorse, raccomando una certa cautela a chi avesse la fortuna di vivere in paesi in cui sia possibile ordinare tabacco online. Pare che in certi casi qualche irresponsabile abbia strappato il plug in malo modo, spedendo invece di un blocchetto dei pezzi scomposti e probabilmente strappati per il lungo. Ordinando la confezione intera da 250 gr, oppure i dadini da una cinquantina di grammi confezionati uno a uno da Gawith il problema non rischia di presentarsi. Ma mai come in questo caso, l'occhio dell'acquirente ha una sua importanza.
Un plug strappato a brani, ahimé perde molto del piacere visivo del plug. Anche se probabilmente poco o nulla del piacere di fumarlo, specialmente in un caso come questo, nel quale il contenuto è uniforme tra i vari strati (ben peggio sarebbe per quei plug a sandwich che racchiudono un cuore di virginia tra due strati esterni di Kentucky o di Fire cured, o viceversa).
Buon plug a tutti.
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giovedì 12 luglio 2012
Britishness per giorni di pioggia
Il Cob Plug di Samuel Gawith altro non è che il 1792 flake in forma di blocchetto. Tabacco difficile e a me poco amico, in qualsiasi forma e confezionamento.
Con rare eccezioni, sono un anglofilo convinto per tutto quello che riguarda pipe e tabacchi. Ma anche in questo amato universo pipario ci sono aree nelle quali mi avventuro con un po' di prudenza. Una è quella dei tabacchi da marinaio o da minatore: rope, twist e plug ad alto tasso di foglie violentemente nicotiniche. Oggi riesco a dominarli un po' meglio di qualche anno fa, specialmente se confortato da uno stomaco pieno e da qualche acquavite. Ma con tutta onestà non potrei dire siano un piacere da fumare.
L'altro pianeta ostile è quello dei virginia scented, aromatizzati (o meglio sarebbe dire profumati) con sostanze che spesso trovo alquanto sconvolgenti. Pare che agli inglesi piaccia da matti, io invece non riesco a godere appieno un tabacco ai fiori o ad altre essenze che saranno pure nobilissime ma a me ricordano un deodorante per bagni.
Il famoso 1792 flake di Samuel Gawith si potrebbe definire il punto di incontro tra queste due mie idiosincrasie. Una versione concentrata e potenziata di quello che amo meno nel mondo del tabacco inglese. Da un lato ti tramortisce con un calcio di nicotina che stenderebbe uno yak. Dall'altro ti affoga negli effluvi cumarinici della fava tonka, producendo un livello di violenza aromatizzante ineguagliato da qualunque altro tabacco a me noto. Se nelle taverne inglesi del XVIII secolo si fumava roba del genere, sono felice di non averle frequentate.
Il Cob Plug altro non è che il 1792 flake in forma di blocchetto. Generalmente, i plug si trovano in piccole confezioni da poche decine di grammi, 25, 30 o 35 massimo, pesate una per una e prezzate di conseguenza. Il mio Cob Plug, sfortunatamente, di grammi ne denunciava ben 51. Ce l'ho, lo sto affettando un po' alla volta e lo fumo con un misto di timore e disgusto a ore impossibili oppure ogni volta mi trovi in condizioni di scarsa lucidità, quando un altro tabacco sarebbe sprecato. Per cercare di arrivare alla fine della sofferenza nel minor tempo possibile ho adottato anche una strategia che si è già rivelata di successo con i cordoni. Utilizzarlo come condimento, più o meno in dose del 30 per cento, per dare un po' di pepe a qualche tabacco altrimenti un po' scialbo e neutro, come ad esempio la Mac Baren Scottish Mixture, oppure certi virginietti di poca sostanza. In questo modo, il blocchetto si sta un po' assottigliando, senza torturarmi in modo insopportabile.
A chi ha modelli adeguati, il Cob Plug insegna a soffrire con dignità
Ho sempre saputo che un ufficiale britannico in giubba rossa, chiamato a rappresentare l'Impero ai confini estremi della civiltà e talvolta oltre, deve saper accettare col sorriso sulle labbra, per il supremo interesse della Corona, anche le profferte di ospitalità tribale più inusitate. Ogni volta che accendo la mia pipa carica di Cob Plug cerco di farlo con la stessa impassibile signorilità con cui Michael Caine, di fronte al generoso banchetto di un qualche re selvaggio, avrebbe affondato il suo cucchiaio nel cranio scoperchiato di una scimmia, per gustarne il cervello ancora pulsante.
La britishness non è fatta solo per i giorni di sole.
sabato 3 dicembre 2011
Il giorno del fuoco
Il plug di Samuel Gawith Grouse-Moor, tornato alla vita, è pronto ad affrontare la sua prova definitiva
Diverse settimane fa, deciso a scoprire a quanto e a cosa ammontassero le mie riserve di tabacco, ho trovato in uno dei ripiani più remoti della mia camera oscura il più dimenticato dei contenitori. Da circa dieci anni ospitava alcuni pacchetti di plugs di Samuel Gawith che avevo lasciato perdere per sempre sia al mio desiderio che alla mia memoria. Il primo impatto mi aveva disgustato in modo pensavo irrimediabile. Avevo prudenzialmente infilato in una Kirsten (orrida macchina da fumo in alluminio) un pezzo di Cannon Plug: uno di quelli più pestilenziali, avvelenato con dosi da cavallo di un aroma tipo la Fava di Tonka (quel tipo di additivi tradizionali tra gli inglesi, che talvolta pare amino violentare sadicamente del Virginia altrimenti squisito).
Ma da un po' di tempo ho ritrovato nella pipa il gusto dell'avventura. Ho provato tabacchi italiani che non avevo mai sperimentato prima, e mi sono piaciuti. Sto fumando del Semois, che temevo fosse velenoso e invece trovo delizioso. E così ho deciso di dare una seconda chance a questi plugs, che dopotutto devono avere un loro perché, se provengono dalla impareggiabile casa che produce i più squisiti del tabacchi del mondo.
Capitolo 1: Il ritorno alla vita
Il caso ha voluto che tra i plug della mia scatola ce ne fosse uno di cui avevo aperto la bustina. Una ricerca di Google mi ha rapidamente rivelato che tra i plug in mio possesso, il Grouse Moor poteva considerarsi un nuovo inizio non troppo violento. L'aromatizzazione leggera, a dir di chi l'ha provato, accarezza la dolcezza del Virginia e gli conferisce qualche sfumatura, più che prenderla a calci nelle gengive, come il mio primo plug sembrava preferire. Pur con la prudenza dettata dall'esperienza ( è un fatto che c'è chi trova gradevole roba che io non butterei nemmeno nella stufa) ho deciso di tentare di fumarlo, dedicandogli una pipa un po' migliore della Kirsten che, con ben scarsa generosità, avevo riservato anni fa all'operazione. Il plug però, dopo dieci anni di abbandono appariva fossilizzato e inutilizzabile. Per riportarlo alla vita l'ho messo in un piccolo vaso Bormioli insieme a un umidificatore (io uso un contenitore di pellicola 35 mm, bucherellato col Dremel e riempito di carta da cucina umida, ma qualsiasi cosa tenga separato l'agente umidificante e il tabacco può andare bene), e mi sono preparato a un'operazione di lunga lena. Il plug è un cubo di tabacco pressoché solido e tanto quanto fatica a perdere umidità, rendendosi comodo nelle traversate in veliero, così fatica a riassorbirla. Periodiche ispezioni mi hanno però convinto che l'operazione rischiava di andare ben oltre i limiti della pazienza e così ho cominciato a trovare qualche variante per accelerarla. La prima è stata quella di lasciare per qualche giorno il vaso su un calorifero. Il calore aumenta la pressione osmotica del vapore e nelle ore di riposo, raffreddandosi, l'umidità si condensa e penetra più velocemente nel tabacco. Successivamente ho rimosso l'umidificatore, temendo che potesse cominciare a fare muffa, e ho cominciato a vaporizzare gentilmente, delicatamente un po' d'acqua filtrata sul mio cubo di tabacco. Poi lo rimettevo in vaso, che rimettevo sul calorifero, e ho ripetuto l'operazione per giorni e giorni, fin quando mi è sembrato che l'acqua continuasse a penetrare. A un certo punto il plug è finalmente apparso saturarsi. La condensa che si formava nel barattolo non penetrava più all'interno nelle ore calde del termosifone, ma tendeva a ristagnare. A quel punto ho aperto il barattolo, ho lasciato evaporare la condensa in eccesso e poi ho richiuso il tutto, lasciandolo a riposare e uniformare in un cassetto fresco per un paio di settimane, sorvegliando ogni tanto che l'insieme apparisse e "suonasse" morbido e grasso, ma senza che gocce d'acqua malandrine si formassero da nessuna parte, come in effetti non si sono formate. Benché la curiosità mi rodesse, ho lasciato il barattolo sul fondo del cassetto, aspettando una mattina serena e lontana in cui tornare al mio Grouse Moor plug, perfettamente rinfrescato e rivitalizzata. Oggi è stata quella mattina.
Capitolo 2: la scelta del taglio.
Ci sono mille modi di gustare un plug: dall'estremo dello shag (tagliare a fette sottili, poi disfare tutto in mano, fino ad ottenere capelli di tabacco da caricare nella pipa, dopo averli lasciati ad asciugare un po'), passando per il broken flake (fette come quelle dei flakes che si trovano in scatola, grossolanamente rotte e caricate), fino ad arrivare al flake puristico (fette intere arrotolate e caricate nella pipa). Io ho scelto il cube cut: una bella fetta grossa, tagliata prima a strisce, poi fatta a cubetti.
L'ho fatto per varie ragioni. La prima è che non maneggio un plug da parecchio tempo, e avevo voglia di scegliere una modalità che fosse possibile solo ed esclusivamente partendo dal plug. La seconda è che, essendo ignoto (ma probabilmente alto, come deve essere nel plug) lo stato di umidità, molte tra le forme di cui sopra potevano portare ad otturare la pipa con il minimo errore di caricamento. Il cube cut da questo punto di vista è il toccasana. Magari sarà un po' ignifigo in partenza e richiederà qualche riaccensione in più strada facendo, se proprio il tabacco è molto umido. Ma a meno di voler sbagliare a tutti i costi è impossibile cementare una pipa col cube cut, che si carica per semplice gravità.
Al primo taglio il plug si è rivelato uniformemente morbido, gustosissimo. Della consistenza di un panforte. Più che fumarlo, veniva voglia di mangiarlo.
Le strisce mostrano tutta la gamma di deliziosi Virginia di cui il Grouse Moor plug è formato. L'aspetto ricorda molto quello del Full Virgina Flake,
E finalmente i cubi, pronti ad essere lasciati cadere nella pipa e accesi.
Ma insomma... Com'è?
In queste settimane, maneggiando il mio plug di dolci e grassi virginia, il desiderio di fumarlo si è accentuato. La fragranze era veramente leggera, appena appena avvertibile. Nulla di violento e invadente. Tagliandolo poi, mi è quasi venuta l'acquolina in bocca. Quanto all'accensione e alla capacità di tenere il fuoco, la scelta del cube cut si è dimostrata abbastanza azzeccata, ma andrà migliorata. La prossima volta, esattamente come faccio con i flake, creerò uno strato superiore di tabacco totalmente sbriciolato, che dovrebbe prendere meglio il fuoco e garantire una combustione uniforme di tutto il fornello con più facilità di quanto i miei cubetti da purista abbiano fatto. Non ho comunque otturato il fornello, che era il timore principale.
A dispetto di qualche litigio con l'accendino, la mia pipata di Grouse Moor si è rivelata eccezionalmente piacevole. L'ho acceso la mattina, a bocca pulita, con una tazza di thé, caricando la pipetta di schiuma ben fatta e confortevole, ma del costo di pochi euro, che ho destinato agli assaggi dei flake aromatizzati. E' stato come fumare del Full Virginia Flake a cui sia stata aggiunta, se dovessi sbilanciarmi, una goccia di acqua di rose. Nessun fastidio, anzi. Personalmente gradisco molto la combinazione tra i due aromi tanto che in passato, in momenti di particolare perversione tabagistica, amavo fumare sigari avana dopo essemi dato sul polso una goccia di acqua di rose inglese, che mi ero per giunta dovuto comprare, non essendo nessuna delle mie donne di casa particolarmente amante di quella fragranza. A fumare essenza di rose non avevo mai pensato, ma i blender di Samuel Gawith hanno finito per soddisfare anche quella curiosità. Il Grouse Moor l'ho assaggiato così e non vorrei essere sotto l'influsso di qualche forma di imprinting animalesco, ma lo vedo molto come un tabacco da prima mattina a dispetto della indubbia rotondità del Virginia sottostante. E soprattutto da mattina del weekend. L'essenza fiorita si libra nell'aria e mi pare fatta per cominciare una giornata piena di promesse piacevoli, molto più che per concluderla.
Procedendo nella fumata, e con una seconda tazza di té a fianco, il Grouse Moor cresce, si concentra. Il Virginia scuro canta e spinge con voce baritonale, ma l'essenza fiorita non si fa completamente sopraffare e ricama il suo controcanto in sottofondo. In conclusione un tabacco che in teoria è totalmente contrario a tutti i miei principi, ma che non mi pento affatto di aver riportato alla vita e che potrei persino arrivare a ricomprare. Sì, nella vita si cambia.
sabato 12 novembre 2011
Operazione rinascita: Samuel Gawith Grouse-Moor Plug
Il Grouse Moor Plug di Samuel Gawith, dopo anni di oblio nel profondo di uno scaffale. Ho deciso di farmi forza e riprovarlo. Qui il risultato, tre settimane dopo.
Benché cercando tabacco in casa sia rimasto sorpreso dalla quantità che è saltata fuori dai cassetti, e soprattutto dai contenitori infrattati in ogni dove, giorni dopo questo post continuo a trovarne. Nel più oscuro e dimenticato e inaccessibile dei miei scaffali giace un contenitore ermetico con molti plugs di Samuel Gawith che alla prima prova mi disgustarono profondamentemente per la loro assurda aromatizzazione. Naturale finché volete, ma per me insopportabile. Preso da un impeto eroico ho deciso di riaffrontarli, ripartendo da quello che, per quanto ricordo, era il meno micidiale. In questi anni di abbandono si sono pietrificati. Sarà anche un esercizio tecnico di restituzione alla vita di un plug. Chissà che un giorno almeno la tecnica possa venirmi buona. Sul tabacco ho molti più dubbi. Ho già individuato la pipa da sacrificare. I primi tentativi li feci, prudenzialmente, con una Kirsten (macchina da fumo in alluminio con fornello avvitabile) contando di poterla quantomeno lavare. Non è stata una buona idea. Anche se i tabacchi fossero stati meravigliosi (e non lo erano) in quella pipa sarebbero stati un inferno. Stavolta ho individuato la più popolare delle mie pipe di schiuma, una cosetta veramente da poco che comprai non so perché su ebay per l'equivalente di cinque o sei euro. Una lavoratrice onesta, comunque. Non sarà una gran perdita, ma perlomeno è una pipa.
La Meerschaum sacrificabile
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