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lunedì 4 febbraio 2013

Mac Baren Virginia no 1 (al cartoccio)



Una bella lattina da 100gr, acquistata in Rep. Ceka

Il Virginia No 1 è probabilmente l'unico Virginia puro del catalogo Mac Baren (c'è anche il Black Ambrosia, che però è un Virginia-Frankestein). I miei ricordi si riducevano a una busta che mi era stata regalata e che, benché un po' secchina (come spesso succede alle buste Mac Baren) avevo  trovato discreta, pur senza provare il desiderio irrefrenabile di urlare di piacere. Un virginietto da poco, ma che si lasciava fumare e che, anche a causa dell'evidente zuccheramento, si era dimostrato positivo nel rodaggio di un paio di pipe. 
Sapendo che i Mac in scatola sono nettamente superiori a quelli in busta, ho pensato di dargli una seconda chance nella confezione più nobile. Ma una volta in mio possesso non sono riuscito a vincere la tentazione di usare questo altro Mac Baren come cavia per il procedimento di cottura al forno, spiegato in questo post.

Il Golden Blend, che è un tabacco che detesto, passato al forno era diventato piuttosto buono. Cosa sarebbe successo ad un tabacco che invece mi piaciucchiava?

La risposta è deludente. La cottura al forno ha fatto in modo che il tabacco, una volta aperto abbia qualche elementto olfattivo comune, che credo derivi da una leggera caramelizzazione dello sciroppo d'acero aggiunto a dolcificare. Ma se nel  Golden Blend il tabacco sottostante aveva sviluppato un piacevole aroma di crosta di pane, qui mi è rimasto solo del fieno cotto. Il leggero piacere che il tabacco originale regalava, era probabilmente tutto nello sciroppo d'acero. 

Nel Virginia di questo Mac Baren, purtroppo, non pare esserci un granché da godere, il che mi spiega perché la casa si astenga, devo dire responsabilmente, dal produrne molti altri (mentre scrivo, mi viene alla mente un Virginia flake, che a meno di sussulti scientifici, mi asterrò dal provare).

Mac Baren è e resta regina di una leggera sofisticazione. Tonnellate di tabacco trasformate in qualcosa di fumabile, talvolta anche con un certo gusto, grazie al laboratorio, agli sciroppi, alla miscelazione di decine di foglie nella stessa scatola. Tra le formule più semplici, si salva con il Burley, tabacco da soma senza grandi pretese.

Ma tolti lustrini e magie, dove la qualità del tabacco regna senza trucchi e senza inganni, ovvero nell'Olimpo dei Virginia, rimane solo una povera e misera cosa.

Una specie di Gran Vin de Bourgogne Folonari.  Però con una discreta bottiglia.


Il contenuto si è leggermente scurito dopo l'infornamento, ma non molto.

mercoledì 19 dicembre 2012

Mac Baren Golden Blend al cartoccio

Ricetta: prendete una scatola di tabacco, rosolatela in forno a 85° per cinque ore, avvolta in foglio di alluminio. Gustate  freddo, nella vostra pipa.


Non ho ancora grande esperienza con questa tecnica ma leggendo i commenti dell'amico gmroberto mi sono fatto l'idea che valesse la pena provare con questo Burley. In effetti ne valeva la pena.


La scienza è un'attività avventurosa, raramente compresa dai contemporanei. Ne ho avuto la prova il giorno in cui un paio di amici, ispirati da questo autorevolissimo articolo di fumeurs de pipe, hanno presentato su flp i risultati di un esperimento: il passaggio al forno del tabacco.
L'idea, con ogni evidenza, non ha nulla di balzano. Tutto il tabacco che fumiamo è stato sottoposto a trattamenti termici in qualche fase della sua vita. Ed è ben noto che diversi trattamenti producono diversi risultati. Molto in generale, un tabacco più "cotto" tende ad essere più morbido, cedendo qualcosa sul lato della fragranza. Il confronto tra Best Brown Flake e Full Virginia Flake, grosso modo dà un'idea.

In questo caso non si tratta di riprodurre temperature e pressioni di fabbrica, quanto di dare una piccola spinta termica di ritocco. A leggere l'articolo di fumeurs de pipe, sembra che sia utile per ammorbidire certe asprezze, arrotondare il gusto, e arrivare per una via diversa al genere di effetto che ci si aspetta, più o meno,  dall'invecchiamento. La tecnica vanta padrini nobilissimi, come Fred Hanna (che ha inserito la tecnica nel suo ultimo libro dedicato alla ricerca della fumata perfetta) e il venerabile Gregory Pease, che pare sperimentasse con forni e confezioni di tabacco ai vecchi tempi del suo primo impiego da Drucquer (grande tabaccaio californiano ormai scomparso). Gli sperimentatori avevano seguito procedimenti rigorosi e presentavano seriamente i risultati delle loro prove di assaggio, prima e dopo.

Ma l'uditorio al quale la tecnica è stata presentata, non si è mostrato particolarmente ricettivo per le novità. L'idea è stata in vario modo derisa, partendo dal robusto assunto che "se fosse utile i fabbricanti di tabacco lo farebbero già". Qualcuno temeva avvelenamenti. Altri l'esplosione delle scatole di tabacco  e del forno, con possibili danni e persone e cose. L'invenzione della macchina a vapore dubito abbia creato più diffidenza e panico dell'idea di scaldare a 85° per cinque ore una scatola di tabacco. Citare gli illustri padrini e l'indubbia autorevolezza degli articoli nel quale la tecnica era presentata, e testata non si è dimostrato di nessun aiuto nel penetrare la corazza di diffidenza degli utenti del forum.

Pazienza. Il destino degli innovatori è quello di essere presi a pernacchie dai loro uditori. Ma talvolta anche quello di godere in misura notevole dei risultati delle proprie intuizioni. Consapevole di tutto ciò, fiducioso nel buon gusto dei miei amici (e anche in quello di Fred Hanna e Gregory Pease), ho cercato tra i tabacchi alla mano, pronti da fumare, una scatola adatta a tentare l'avventura.

Il Golden Blend Mac Baren è (soprattutto) Burley, un tabacco di base che in passato a me non ha mai interessato e che di solito mi irritava quando lo scoprivo ad allungare il brodo nelle miscele. Di Golden Blend comprai una busta, in omaggio ai gusti di un amico. Non mi è piaciuto. L'ho trovato aspro, tagliente, noioso e anche un po' pizzicante sulla lingua. Gli ho anche aggiunto un po' di Golden Glow, sperando di ammorbirdirlo un po'. Ma sono solo riuscito a sprecare un po' (e fortunatamente solo un po') di uno dei migliori Virginia che una pipa possa avere il privilegio di incontrare. Il Golden Blend è rimasto sordo ad ogni invito a farsi migliore. Mi è piaciuto talmente poco che, quando mi hanno assicurato che quello in scatola da 100gr è molto più buono, pur senza molta convinzione, ne ho ricomprata un'altra grossa scatola con l'idea di dargli un'altra chance. L'ultima.
Idea generosa, forse, ma anche imprudente. Tanto che il Golden Blend su cui avevo deciso di ributtarmi subito sfruttando il momento, è rimasto in un cassetto qualche mese. Quando ormai disperavo  di avere il coraggio di aprirlo, ecco che la cottura al forno è arrivata a fagiolo.

Tra gli esperimenti che Gaetano assicurava essere meglio riusciti, c'era proprio quello col Golden Blend, e così ne ho approfittato per darmi una ragione per tornare sui miei passi, facendo ciò che uno scienziato non dovrebbe mai fare: due esperimenti allo stesso tempo. Il Golden Blend in scatola (invece che in busta); Il Golden Blend al forno (invece che crudo). Avendo mal calcolato i tempi di partenza, un venerdì sera mi sono trovato ad aspettare davanti al forno quando erano ormai quasi le due di notte. Ma la mattina dopo, quando ho aperto la mia scatola, ho ringraziato di aver tenuto duro per amore della scienza. Il Mac Baren che al naturale mi era sembrato privo di qualunque attrattiva, già appena svitato il coperchio mandava un profumo invitante con tracce di tostatura. Ne ho fumata una carica con il caffé e il profumo a crudo è stato confermato da un sentore di crosta di pane che ho trovato piacevolissimo e che certamente era del tutto assente nell'originale. Che sia stata la tostatura o il contenitore metallico, il tabacco risultava anche molto meno angoloso di quello che avevo fumato in busta. Non aggrediva, non grattava, non bruciava. Ma anzi avvolgeva il profumo di pane appena uscito dal forno con una certa morbidezza. Finita la mia pipa, abbastanza incredibilmente, mi sono trovato a desiderare un'altra carica di Golden Blend nel giro di poche ore.

A questo punto l'ho fumato abbastanza per poter dire che il nuovo Golden Blend al cartoccio risulta un tabacco gustoso per tutti i momenti in cui si vuol fumare qualcosa di sobrio e semplice, non troppo invadente, non troppo esigente con i sensi. Un tabacco da riposo, da fumare con piacere, non da degustare e centellinare. Nemmeno da miscelare, per quanto mi riguarda. 

Una vittoria della curiosità informata e della scienza sull'abitutine, e persino sull'esperienza.


Il Golden Blend Mac Baren si presenta un po' scurito, manda un delizioso profumo di crosta di pane e, una volta acceso si dimostra gustoso e piacevole. Non mi era mai successo di avere voglia di fumare del Golden Blend. Col Golden Blend al cartoccio ho provato anche questa esperienza.