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martedì 14 aprile 2015
Zero calories
Samuel Gawith Chocolate Plug. Da plug al fornello in tre semplici passi: 1) taglio del plug a fettine abbastanza sottili 2) sfregamento di qualche fetta, diciamo un paio o forse tre, tra i plami delle mani fino a ottenere una specie di pallozza oblunga 3) la pallozza viene aperta e resa vaporosa prima del caricamento La pipa è una Radice aerobilliard square panel.
Negli ultimi mesi ho riscoperto una passione feroce per la bicicletta, ho percorso varie migliaia di chilometri in su e in giù prima in piano (molto piano), poi in piano (ma un po' più forte), poi cominciando ad azzardare qualche salita. Il passaggio da pipatore-poltronista puro a pipatore-quasiciclista mi ha divertito molto e ha fatto sì che abbia messo un po' sotto controllo anche l'alimentazione. E' stato tutto piuttosto semplice e indolore, tranne che per il cioccolato, di cui pian piano sono diventato inspiegabilmente e improvvisamente schiavo, dopo averlo ignorato per gran parte della mia vita.
A forza di ingozzarmi di cioccolato, per quanti chilometri mettessi sotto le ruote, non c'era più verso di trattenere l'ago della bilancia da un movimento che stava diventando inverso a quello desiderato. Per non compromettere le mie prestazioni sportive e per liberarmi degli eccessi più incoffessabili, mi è venuta in aiuto questo grosso tavolettone di Samuel Gawith Chocolate Plug, che avevo preso a Praga qualche mese fa, sfidando a piedi una tormenta di neve durante una pausa di lavoro. Non ci sono molti altri posti per acquistarlo, e per acquistare una vasta gamma di Gawith normalmente disponibili solo in flake, se non la lunga transumanza verso il negozio di etrafika, piuttosto fuorimano, e piuttosto in salita, per chi sta in basso, in centro, nella zona più battuta da turisti e ospiti d'affari.
Del chocolate flake ricordavo poco. Lo fumai un paio di volte, forse un po' secco, e mi lasciò un ricordo positivo ma non indelebile. Il plug, acquistato per curiosità e calorosa raccomandazione di un goloso tabaccaio-pipatore ceko che ha tutta l'aria di intendersene molto, è rimasto tra i tabacchi che non ho mai collocato nel caveau e ingombrano i pochi spazi di casa mia. Sacrificio necessario perché non essendo conservato sottovuoto, ogni tanto richiede un po' di supervisione, almeno finché non lo metterò in Bormioli. Insieme ad altri suoi simili blocchettoni, ogni tanto mi attirava, andavo a palpeggiarlo, ad odorarlo, ne tenevo sotto controllo l'umidità, ne pregustavo le delizie. Controllo dopo controllo, questo virginia scurissimo, spruzzato di latakia e profumato di cacao ha cominciato ad attirarmi almeno quanto le tavolette di cioccolato vero e proprio che stavo accumulando in cucina, e quel che è peggio consumando senza ragionevolezza. Così mi sono risolto ad aprirlo, ed è stata una scelta assolutamente azzeccata.
Il chocolate plug (o la sua versione in flake), si dice, non sa di cioccolato. Ma, viene sottolineato con puntiglio burocratico, di cacao. Sarà. Visto che i miei cioccolati preferiti vanno dal 70% di cacao al 99%, la differenza tra i due concetti, per me, resta inavvertibile. Secondo me, il chocolate flake sa (la cosa potrà sorprendere) di cioccolato e il tocco di latakia, comunque ben avvertibile, lo rende uno di quei folli cioccolati che vanno per la maggiore adesso, con sale, con peperoncino, con rosmarino. Mi piacciono tutti, e questo con latakia certo non meno degli altri. E' cioccolatosa la consistenza del virginia, il suo colore, il fondo dolceamaro. Da quando ho aperto la mia tavoletta di chocolate flake e le sue fette hanno cominciato a trovare la strada di diverse pipe, la mia immaginazione e il mio desiderio corrono decisamente meno verso le tavolette in carta d'oro e d'argento e invece con ossessiva insistenza al grosso vaso a molla in cui tengo il tabacco alla mano che sto fumando in questo momento.
Il chocolate plug rispetto al flake ha in più sicuramente la presentazione. Questa barra spettacolare che sembra appena uscita dalle cure del maitre chocolatier. Ma anche il flake andrà considerato, quando la scimmia cioccolatosa ricomincerà ad urlare, e io sarò troppo stanco o troppo lontano dal cucuzzolo praghese, unico luogo al mondo dove ho mai trovato disponibilità di questa specialità, tutta piacere peccaminoso e zero calorie.
martedì 25 giugno 2013
Ma quanti anni di Perfection mi sono perso?
Il Samuel Gawith Perfection, com'è fuori, com'è dentro. Com'è da fumare purtroppo non riesco a mostrarlo con la stessa efficacia.
Dopo aver acquistato gli ultimi plug di Samuel Gawith mi sto convincendo che alla antica, tradizionale, artigianale, immutabile manifattura di Kendal, abbiano un rapporto abbastanza poco scientifico con gli aromi che immettono nelle loro miscele. Forse mediato da qualche bicchierino di scotch.
Ho assaggiato la stessa miscela in versioni aromatizzate leggerissime e violente. Una volta è persino capitato che un amico mi riferisse, certo di quel che sosteneva, di aver comprato dello Skiff che inequivocabilmente sapeva di vaniglia (l'aroma che si suppone dovrebbe invece andare a dosi omeopatiche nel Perfection).
Può essere che sia una convinzione sbagliata. Ma in questo caso è la mia memoria gustativa che gioca scherzi stranissimi. Il Perfection l'avevo assaggiato molti anni fa e non l'ho più ripreso perché l'idea di una English mixture anche piuttosto robusta, irrorata di vaniglia con l'annaffiatoio mi lascia molto perplesso. Da quella scatola si è formato uno dei miei dogmi in fatto di tabacco: la vaniglia e il latakia, insieme, sono abominio. Io me la ricordavo così.
Recentemente, chiacchierando con qualche nuovo amico conosciuto grazie al mio hobby, mi è stato assicurato che invece no. Il Perfection di vaniglia ne ha soltanto un'ombra e che anzi, se non ci stai proprio attento, non indovineresti mai che c'è. E quell'ombra oltretutto ci sta benissimo.
Passando dalla dogmatica alla dialettica, ho deciso di acquistare un'altra scatoletta di Perfection che ho fumato principalmente quest'inverno. Un po' in casa, un po' passeggiando, un po' in una canadese di Gilli, un po' in una square panel di Gilli, un po' in una square pot di Gilli...
E' un tabacco sorprendente. Prima di tutto è la English Mixture Medium che manca nel catalogo di Samuel Gawith (almeno per chi, come me, è stato alla larga dal Perfection). Secondariamente, è davvero una gran buona English Mixture Medium. Rotonda, sostenuta da bei virginia scuri, con un fondo dolce-naturale e col latakia che non ti taglia la lingua ma viaggia accompagnato, sostenuto, riempito di sostanza dai virginia robusti di cui sopra.
E la vaniglia? E' bello sapere che c'è, ma è difficilissima da identificare. Svolge un suo lavoro omeopatico, dietro le quinte, quasi inafferabbile. Proprio come dovrebbe essere.
Non come la ricordavo. Che colpevole sia la mia memoria, le mie papile forse acerbe di molti anni fa, oppure un bicchierino di scotch gustato da qualche addetto kendallaro, resta il fatto che un errore di valutazione di qualcuno, ossificatosi in dogma. mi ha fatto perdere almeno una dozzina d'anni di una english mixture più gustose che si possano provare.
martedì 11 giugno 2013
Effetto Meerschaum
La mia pannocchietta. Sta supplendo in modo più che degno all'assenza della piccola schiuma che mi arriverà a giorni, customizzata da Mauro Gilli.
Retrospettivamente, la considero una scelta oculata. Soldi da spendere in pipe decenti, comunque, non ne avevo. I pochi spiccioli che mi giravano in tasca finivano semmai in tabacchi. Fortunatamente a Codogno, il paesone della Bassa dove mi ero autoconfinato in un convitto statale per studenti di Scienze Agrarie (sa quei tempi sotto l'influsso di Cochi e Renato, sognavo di diventare sia poeta che contadino), c'era una bella tabaccheria sul Corso (se così vogliamo chiamarlo). Frequentandola, capii rapidamente che almeno il tabacco valeva la pena di comprarlo buono.
Le scarse soddisfazioni rimediate cercando di bruciare nella mia pannocchietta qualche economico prodotto del Monopolio (Golf, Derby) e qualche Amphora, mi convinsero che i soldi per una scatola di Dunhill London Mixture o di Balkan Sobranie, per quanto pesanti, erano comunque meglio spesi. Grazie a quello che ho risparmiato resistendo alla tentazione di altre pipe mediocri, ho fumato sin dagli inizi un bel po' di buon tabacco in una pipa dal costo irrisorio. Ma dalle qualità senz'altro superiori a quelle di tante radiche da cesto (o per dir la verità, talvolta anche non da cesto).
A parte il bocchino micidiale (ma ebbi il buon senso di comprarne una col bocchino nero, già più accettabile) la pannocchietta, a trovarne una di dimensioni adeguate, è una pipa di tutto rispetto. Anche piuttosto generosa con il principiante: perdona molto, non scalda se non in casi estremi, assorbe l'umido, nel complesso è una delle pipe più facili da fumare al mondo.
In mezzo al mio diluvio di pipe, una pannocchietta, da allora, l'ho sempre avuta. Perlopiù negletta e dimenticata ma comunque presente.
L'ultima che ho comprato, un giorno che ero incomprensibilmente senza pipa al seguito, è quella che si vede qui. Non un gran pezzo di design, obbiettivamente, ma l'unica tra quelle in vendita in quel giorno e in quel luogo, ad avere più o meno le dimensioni di una pipa. Al termine del suo servizio di necessità, è finita anche lei dimenticata, in un vecchio barattolo di Toscani. Ieri me ne sono ricordato, e l'ho recuperata dall'oblio.
A chiamarla è stata la congiunzione di due fattori. Il primo è che in vista dell'estate mi sono procurato due plug di Samuel Gawith decisamente molto scented, quelli di cui si parla in questo post. L'obiettivo è fumarli in una piccola schiuma, che ho comprato per l'occasione e spedito a Gilli perché gli mettesse un bocchino all'altezza. Nell'attesa ho comunque cominciato a fumare i plug. Dei due, ho scoperto che l'RB, il più temibile sulla carta è un gattone tenero e docile. Il Grousemoor, invece, che pensavo essere appena fiorito, si è rivelato assai difficile da dominare in radica. Colpisce, stordisce e permane per lungo tempo. Dopo aver piacevolmente contaminato un paio di pipe piccole, che hanno continuato a fumare Grousemoor anche dopo tre cariche di ToscoVirginia, prima di tornare alla ragione, stavo per metterlo da parte in attesa della schiuma. Ed è qui che mi sono ricordato della mia Missouri Meerschaum.
Il nome dell'azienda non è scelto a caso. Il potere filtrante del tutolo in un certo qual modo si avvicina a quello della schiuma di mare. Le punte violente ne escono attutite, i sapori acuti si smorzano. E' lo stesso effetto che i signori ungheresi ricercavano quando cenavano accompagnati dall'orchestra tzigana, collocandola però in una stanza attigua alla sala da pranzo. Per una volta la pratica non ha contraddetto la teoria. E ora che finalmente è arrivato qualcosa che assomiglia all'estate, poche cose sono più gradevoli che andare a passeggio con una pipa di schiuma carica di Grousemoor, lasciandosi accarezzare dal primo sole e lasciando in giro vapori fioriti e agrumati. Una pipa di schiuma del Missouri, in questo caso. Che, mi sento di garantire, certe volte non è proprio niente di meno.
venerdì 7 giugno 2013
Roba pesante
Samuel Gawith Grousemoor plug, Samuel Gawith RB Plug, Frank Pfeiffenstudio Dark Red Plug, pronti a partire per un'operazione di scambio culturale.
Non è il primo post che dedico ai plug, un genere di tabacco che amo e soprattutto mi diverte. Col plug puoi giocare in mille modi diversi. Lo tagli grosso, lo tagli a cubi. Io, soprattutto, lo taglio fino fino, a capelli d'angelo, specialmente quando lo fumo in pipa piccola. E improvvisamente sparisce ogni problema di combustibilità.
Questi sono tre plug che affiderò per l'assaggio al mio amico Gaetano, in cambio di un po' del suo Sam's Flake. I due Gawith sono il frutto di un recente impazzimento e dell'acquisto di un paio di clay pipes e di una piccola schiuma. Sono plug che in teoria (e anche dai miei passati, sporadici, assaggi) dovevano essere uno leggermente aromatizzato ai fiori, e con forse qualche ricordo d'agrume (Grousemoor Plug), l'altro potentemente intriso di rosa e di geranio (RB Plug). Dove "potentemente" è forse un understatement. Anni fa per fumarlo mi ero servito di una Falcon e ne ero uscio così traumatizzato da abbandonarlo per sempre dopo un paio di pipate. Il tentativo di riumidificazione, questa volta, non ha sortito l'effetto sperato anche perché incosciamente ho abbandonato il barattolo in un cassetto, ritrovandomi mesi dopo una matassa di muffa.
Complice lo sbocciare dell'amore per i Virginia cosiddetti "saponati" ho deciso di ritentare l'avventura mirando però stavolta al bersaglio grosso. Invece del blocchetto da 25 grammi ho ordinato due bulk da 250, ovvero due grosse tavolette di tabacco. Il Grousemoor simile nell'aspetto al Kendal Plug (quindi abbastanza alto), l'RB schiacciato e scuro, credo per via della pressione e del calore aggiuntivi, che dovrebbero essere gli stessi da cui nasce il Full Virginia Flake.
Secondo Mauro Cosmo, grande appassionato della schiuma e fuoriclasse del lentofumo, i plug scented trovano la loro massima sublimazione in schiuma. Ovviamente in una schiuma di taglia adatta, cioè piccola. E così insieme ai due profumatissimi blocchi di tabacco, ho avuto la scusa per procurarmi una nuova pipa che appunto mi mancava. In questo momento si trova da Mauro Gilli, per la sostituzione del becco giallo con qualcosa all'altezza della situazione.
Per ora i miei plug li ho fumati in piccole radiche ed ho avuto una di quelle sorprese che Samuel Gawith spesso riserva ai suoi seguaci. Gli aromi sono quelli che ricordavo, ma la forza della profumazione è totalmente inversa. Il Grousemoor stavolta colpisce in modo violento. Mentre lo fumi ti dà quasi alla testa dalla forza del suo boquet fiorito ma acuto. E quando l'hai finito permane testardamente nella pipa, al punto che anche la terza fumata di Toscovirginia sa, inequivocabilmente, quasi solo di Grousemoor. L'RB invece è moderato, morbidoso, cioccolatoso, puffoloso. E' un Full Virgina Flake con un'ombra di fiori rossi, godibilissima e discreta.
Il terzo plug del set viene da Cagli. Non ci ero mai stato ed una delle ragioni per cui quest'anno sono andato alla Festa della Pipa è stato proprio il banco di Frank (il negozio tedesco che trovate a questo link). Lì mi sono procurato questo plug singolarissimo fatto di virginia scuri e chiari, un po' di kentucky, un po' di avana, un po' di perique, un po' (dicono, ma io non lo sento) di latakia. Sulla carta potrebbe sembrare un guazzabuglio. Invece è molto buono, pressato a freddo ed è come quei buoni minestroni in cui ogni verdurina sa del suo sapor di verdurina, e non di minestrone. Non lo conoscevo ancora ma l'istinto accaparratorio mi ha portato a comprare gli ultimi due blocchi da 100gr rimasti sabato sul banco di Frank. Un appassionato mi ha pregato di cedergliene uno. Spietatamente ho rifiutato e adesso posso congratularmene con me stesso. Spero che nella mia rotazione abbastanza ampia, il paio d'etti di plug riescano a durare fino al prossimo anno.
Buoni, i plug...
martedì 16 ottobre 2012
Samuel Gawith Squadron Leader: le delizie della mixture mild
Una netta predominanza di toni chiari è la chiave visiva della mixture mild, in questo caso ad alto tasso di Virginia biondi
Per molti anni "tabacco da pipa" è stato per me sinonimo di mixture inglese al latakia. Ho fumato, come tutti, il Balkan, sia quello bianco che quello nero e non li trovavo per niente male. Fumavo anche tutti i Dunhill disponibili e ad un certo punto scoprii che nonostante gli avvertimenti di Bozzini, che indicava nel "mild" un tabacco facile a pizzicare, la mixture che mi piaceva di più era proprio la Standard Mixture Mild di Dunhill. Quando mi capitò di andare in Inghilterra, riportai a casa qualche scatola di Sullivan's Powell gentleman mixture. Una diversa interpretazione del mild, molto più orientale. E anche quella svanì velocissimamente. Non l'avrei mai più ritrovata (se non su ebay, dove fortunatamente ho perso ultimamente un'asta arrivata a livelli stratosferici. Devo astenermi dal partecipare in futuro a simili roulette russe sul filo dei ricordi).
Oggi è molto difficile trovare sul mercato una decente mixture mild, credo perché zavorrare di latakia a dosi industriali permette di infilare nell'intruglio un po' di tutto, tenendo bassi i costi. Almeno una grande mild però c'è, ed è lo Squadron Leader di Samuel Gawith. La miscela fu originariamente prodotta per accontentare i gusti di un caposquadriglia del corpo di spedizione aerea inglese della Prima Guerra Mondiale (dettaglio di cui mio padre si innamorò, ponendo immediatamente lo Squadron Leader al posto d'onore della sua riserva di tabacchi). Io ci avevo messo le mani molti anni prima che Gawith arrivasse in Italia, su suggerimento di amici collezionisti americani e grazie alle recensioni della rivista americana che allora era la Bibbia del fumatore maniacale. Da quel momento i viaggi per Chiasso e Lugano si moltiplicarono man mano che le scorte andavano in fumo.
Oggi, fortunamente, lo Squadron Leader si può comprare a prezzi convenienti in confezioni da 250gr da qualsiasi tabaccaio ben fornito.
Lo Squadron Leader è tuttora una delle mie misture inglesi preferite, grazie a una mildness che è fatta soprattutto di dolcissimi virginia chiari. E come un Virginia lo Squadron Leader va fumato. Lentamente, a fil di fumo. Pena incorrere non tanto nella maledizione di Bozzini (la lingua di vitello che tocca a chi fuma mild con eccessivo entusiasmo), ché lo Squadron Leader molto pizzicoso non è; quanto nella perdita del suo gusto. Quando mi innamorai dello Squadron, trovavo lo Skiff (suo contraltare più turco e un po' più latakiato) poco soddisfacente. Oggi non so più quale dei due mi piaccia di più. Ma certamente è allo Squadron che torno quando voglio un flashback gustativo di quel tempo e di quei momenti in cui scoprii che per una pipata come si deve vale davvero la pena di fare un miglio un più.
martedì 2 ottobre 2012
Kendal plug, o del piacere di affettare
Se non ricordo male, questo è un plug da 250 gr, che ho successivamente tagliato in tre pezzi
Fumare nella pipa regala molti divertimenti. A patto di avere un po' di voglia e un po' di tempo da perdere, uno dei massimi è quello di fumare i plug. I plug sono in sostanza lo stesso cake da cui provengono le fette regolari del flake, ma tagliati in grossi pezzi, in modo che ognuno si regoli come vuole, in base all'estro del momento sul taglio che ha voglia di infilare nella sua pipa.
Tagliato sottilissimo, il plug permette di ottenere uno "shag", ovvero un taglio a capelli d'angelo e di facilissima combustibilità, anche dai virginia più ignifughi. A fette più larghe, replica il gusto del flake. A fette ancora più larghe, tagliate incrociate, permette di provare la carica puramente gravitazionale del cube cut. Onestamente, non la soluzione più semplice, specialmente se già col flake si ha qualche problema di combustibilità.
Tra i miei plug preferiti, non sorprendentemente, c'è la versione in blocco del Best Brown Flake di Samuel Gawith. E' il protagonista di questo post.
Mai come in questo caso la medietà conduce all'eccellenza assoluta. Non troppo scuro, non troppo chiaro, non troppo dolce, non troppo piccante. Esattamente giusto. Tutto ciò che il Best Brown è nella comodo presentazione in fette, il Kendal Plug riproduce nell'appassionante versione intera.
Anche a causa di disavventure ad altri occorse, raccomando una certa cautela a chi avesse la fortuna di vivere in paesi in cui sia possibile ordinare tabacco online. Pare che in certi casi qualche irresponsabile abbia strappato il plug in malo modo, spedendo invece di un blocchetto dei pezzi scomposti e probabilmente strappati per il lungo. Ordinando la confezione intera da 250 gr, oppure i dadini da una cinquantina di grammi confezionati uno a uno da Gawith il problema non rischia di presentarsi. Ma mai come in questo caso, l'occhio dell'acquirente ha una sua importanza.
Un plug strappato a brani, ahimé perde molto del piacere visivo del plug. Anche se probabilmente poco o nulla del piacere di fumarlo, specialmente in un caso come questo, nel quale il contenuto è uniforme tra i vari strati (ben peggio sarebbe per quei plug a sandwich che racchiudono un cuore di virginia tra due strati esterni di Kentucky o di Fire cured, o viceversa).
Buon plug a tutti.
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lunedì 23 luglio 2012
La virtù sta nel mezzo: Best Brown Flake di Samuel Gawith
Venerdì, all'ultima visita da Noli, non ho potuto resistere all'acquisto di un bulk da 250gr di Best Brown Flake Samuel Gawith
Samuel Gawith è un nome che l'amante dei grandi Virginia da meditazione non può permettersi di ignorare. Molto altro di buono esiste al mondo, ma nulla che sia al contempo di livello così alto, in una gamma vastissima di eccellenze per tutti i gusti e in fin dei conti così facilmente disponibile anche per l'appassionato italiano, normalmente costretto a guardare ai tabaccai esteri con l'acquolina in bocca.
Per noi italiani il limite è costituito dal prezzo. 18 euro e spicci alla scatola da 50 sono un investimento che non tutti possono (o più probabilmente vogliono) permettersi. Il prezzo europeo medio è sui 12 euro e qualcosa. In Spagna l'agognata tin di Kendal viene addirittura smerciata per qualcosa meno di 7 euro (a trovarle). Nella formazione dell'esorbitante prezzo italiano, per il poco che ne so, non pesa solo il ricarico dell'importatore/distributore ma anche una struttura di tasse e balzelli che grava in modo particolarmente crudele sui tabacchi confezionati in scatoletta metallica (peraltro, nel caso di Gawith, di discutibilissima qualità).
Ecco perché l'acquisto di bulk da 250 gr (fortunatamente confezionato in cartone, con all'interno uno ziplock di plastica) risulta in Italia, particolarmente conveniente. Praticamente l'unica scelta possibile per l'appassionato economicamente responsabile. Il prezzo al grammo torna nei paraggi del prezzo medio europeo e la qualità è forse ancora migliore che in scatola. Perlomeno così sostiene chi ha papille gustative più raffinate delle mie. Ecco una delle ragioni per cui, alla mia ultima visita da Noli, benché sia già piuttosto ben stoccato in fatto di tabacchi, visto sullo scaffale il bulk dell'elusivo Best Brown Flake, non ho potuto resistere alla tentazione di fare un acquisto.
Elusivo Best Brown, perché assai meno diffuso e mitizzato del fratello maggiore, Full Virginia Flake. Ma anche meno presente nei desideri proibiti rispetto al fratello biondo Golden Glow / Medium Virginia Flake, purtroppo non disponibile in Italia. Il destino ingiusto del Best Brown è quello di chi sta in mezzo. Non è scuro ricco e cioccolatoso come il Full, non è chiaro e arrogantemente dolce come il Golden. Eppure, se vi prendete la briga di non saltare agli estremi, per fermarvi almeno una volta al casello mediano, potreste scoprire che di tutti i virginia di Gawith, il Best Brown è forse il massimo assoluto, il più vicino alla perfezione. Quando fumo uno degli altri, non posso dire di sentirne la mancanza. Troppe, e troppo prorompenti, sono le qualità dei due fratelli. Eppure l'equilibrio del Best Brown ogni tanto si fa desiderare e siccome succede di trovare anche ottimi tabaccai che sono rimasti senza, cerco di farne sempre una discreta scorta ogni volta che mi capita a tiro. Tra i miei acquisti spagnoli del penultimo post, le scatole di Best Brown erano 4 o 5. In ogni caso, tutte quelle che Gimeno aveva disponibili. Avendone già a riposo, e nel contenitore più adatto all'invecchiamento, invece di aprire il bulk e dividerlo nei soliti barattoli, l'ho aperto senza sensi di colpa e ho cominciato a cacciarlo in un po' tutte le pipe che sto fumando in questo periodo. Al naso ha una punta erbacea molto leggera che manca in entrambi i fratelli. Il colore, beh... è brown. Ne dark, né Golden. E' un virginia tuttogiorno che non stanca, non brucia la lingua, non satura. Eppure soddisfa in modo ricchissimo, meraviglioso. E' uno dei pochi tabacchi da molto tempo che fumo mattina, sera a pranzo, il pomeriggio. Ogni volta che accendo la pipa, ho voglia di accendere del Best Brown. Quando la fiammata si esaurirà, penso che il Best Brown rimarrà comunque il tabacco principale della mia estate, da qui alla fine del bulk.
Grazie a questo momento di monomania, ho anche scoperto che non sempre per fumare flake occorre una pipa con fornello da flake, ma questo sarà l'argomento per un paio di altri post
Dovunque vada, il Best Brown è sempre con me.
giovedì 12 luglio 2012
Britishness per giorni di pioggia
Il Cob Plug di Samuel Gawith altro non è che il 1792 flake in forma di blocchetto. Tabacco difficile e a me poco amico, in qualsiasi forma e confezionamento.
Con rare eccezioni, sono un anglofilo convinto per tutto quello che riguarda pipe e tabacchi. Ma anche in questo amato universo pipario ci sono aree nelle quali mi avventuro con un po' di prudenza. Una è quella dei tabacchi da marinaio o da minatore: rope, twist e plug ad alto tasso di foglie violentemente nicotiniche. Oggi riesco a dominarli un po' meglio di qualche anno fa, specialmente se confortato da uno stomaco pieno e da qualche acquavite. Ma con tutta onestà non potrei dire siano un piacere da fumare.
L'altro pianeta ostile è quello dei virginia scented, aromatizzati (o meglio sarebbe dire profumati) con sostanze che spesso trovo alquanto sconvolgenti. Pare che agli inglesi piaccia da matti, io invece non riesco a godere appieno un tabacco ai fiori o ad altre essenze che saranno pure nobilissime ma a me ricordano un deodorante per bagni.
Il famoso 1792 flake di Samuel Gawith si potrebbe definire il punto di incontro tra queste due mie idiosincrasie. Una versione concentrata e potenziata di quello che amo meno nel mondo del tabacco inglese. Da un lato ti tramortisce con un calcio di nicotina che stenderebbe uno yak. Dall'altro ti affoga negli effluvi cumarinici della fava tonka, producendo un livello di violenza aromatizzante ineguagliato da qualunque altro tabacco a me noto. Se nelle taverne inglesi del XVIII secolo si fumava roba del genere, sono felice di non averle frequentate.
Il Cob Plug altro non è che il 1792 flake in forma di blocchetto. Generalmente, i plug si trovano in piccole confezioni da poche decine di grammi, 25, 30 o 35 massimo, pesate una per una e prezzate di conseguenza. Il mio Cob Plug, sfortunatamente, di grammi ne denunciava ben 51. Ce l'ho, lo sto affettando un po' alla volta e lo fumo con un misto di timore e disgusto a ore impossibili oppure ogni volta mi trovi in condizioni di scarsa lucidità, quando un altro tabacco sarebbe sprecato. Per cercare di arrivare alla fine della sofferenza nel minor tempo possibile ho adottato anche una strategia che si è già rivelata di successo con i cordoni. Utilizzarlo come condimento, più o meno in dose del 30 per cento, per dare un po' di pepe a qualche tabacco altrimenti un po' scialbo e neutro, come ad esempio la Mac Baren Scottish Mixture, oppure certi virginietti di poca sostanza. In questo modo, il blocchetto si sta un po' assottigliando, senza torturarmi in modo insopportabile.
A chi ha modelli adeguati, il Cob Plug insegna a soffrire con dignità
Ho sempre saputo che un ufficiale britannico in giubba rossa, chiamato a rappresentare l'Impero ai confini estremi della civiltà e talvolta oltre, deve saper accettare col sorriso sulle labbra, per il supremo interesse della Corona, anche le profferte di ospitalità tribale più inusitate. Ogni volta che accendo la mia pipa carica di Cob Plug cerco di farlo con la stessa impassibile signorilità con cui Michael Caine, di fronte al generoso banchetto di un qualche re selvaggio, avrebbe affondato il suo cucchiaio nel cranio scoperchiato di una scimmia, per gustarne il cervello ancora pulsante.
La britishness non è fatta solo per i giorni di sole.
martedì 10 luglio 2012
Cose buone dal mondo: Medium Virginia Flake di Samuel Gawith
Medium Virginia Flake di Samuel Gawith, also known as Golden Glow (nella versione in scatola).
Non ricordo se fosssero 250 o 500 gr, ad ogni modo se ne sono andati.
Così appariva il glorioso MVF, dopo dieci anni di cantina.
Per chi non lo conoscesse il Medium Virginia Flake / Golden Glow è una delle massime espressioni del puro golden Virginia. Naturalmente dolce come il miele, meno pizzichino dei Virginia in ribbon, con un po' di invecchiamento prende dei toni scuri e profondi che lo rendono ancor più meraviglioso.
Al momento in cui scrivo questo post, del glorioso tabacco qui ritratto mi rimangono solo il dolce, dolcissimo ricordo e queste foto. L'avevo comprato molti anni fa, credo nel 2000 o nel 2001 da Synjeco, a Brissago. L'avevo fatto mettere sotto vuoto. Poi l'ho lasciato in un contenitore nella mia camera oscura magazzino, aspettando il momento giusto per fumarlo. E lì l'ho dimenticato per più di una decina d'anni finché un giorno, facendo un simulacro d'ordine, il prezioso giacimento è venuto alla luce. La busta in nylon spesso del sottovuoto non è il medium migliore per attraversare tempi così lunghi. Avrei fatto meglio ad aprirla e a mettere in barattolo subito. Ad ogni modo il MVF non aveva subito danni. Tendeva appena al secco, e per questo l'ho messo in barattolo per un po' con un paio di coccetti, poi lasciato riposare un altro po'. Con pazienza. Una pazienza che però si è rapidamente esaurita appena l'ho caricato in pipa per la prima volta.
Non sono un grande recensore di tabacchi. Mi mancano la dedizione scientifica e il vocabolario tecnico. Ma anche se li avessi, non credo basterebbero a dare un'idea di quello che ho fumato. Era oltre i confini della realtà. Non credo che in vita mia un bulk ddi tabacco abbia mai visto una fine tanto veloce. L'ho fumato in pipe piccole, grandi, medie, in pot e chimney. In schiuma no, perché il Virgina in schiuma non mi piace (a meno che sia un Virginia che non mi piace: in questo caso è possibile che non-mi-piaccia un po' meno).
Dal punto di vista della presentazione, il cake un po' sciolto è un po' diverso dal quasi-ready rubbed con cui il Medium Virginia Flake si presenta adesso (o perlomeno così era il bulk che ho comprato io qualche mese fa).
Ma, dopo avere fumato questo, dieci anni potrebbero essere davvero troppo lunghi da aspettare.
sabato 3 dicembre 2011
Il giorno del fuoco
Il plug di Samuel Gawith Grouse-Moor, tornato alla vita, è pronto ad affrontare la sua prova definitiva
Diverse settimane fa, deciso a scoprire a quanto e a cosa ammontassero le mie riserve di tabacco, ho trovato in uno dei ripiani più remoti della mia camera oscura il più dimenticato dei contenitori. Da circa dieci anni ospitava alcuni pacchetti di plugs di Samuel Gawith che avevo lasciato perdere per sempre sia al mio desiderio che alla mia memoria. Il primo impatto mi aveva disgustato in modo pensavo irrimediabile. Avevo prudenzialmente infilato in una Kirsten (orrida macchina da fumo in alluminio) un pezzo di Cannon Plug: uno di quelli più pestilenziali, avvelenato con dosi da cavallo di un aroma tipo la Fava di Tonka (quel tipo di additivi tradizionali tra gli inglesi, che talvolta pare amino violentare sadicamente del Virginia altrimenti squisito).
Ma da un po' di tempo ho ritrovato nella pipa il gusto dell'avventura. Ho provato tabacchi italiani che non avevo mai sperimentato prima, e mi sono piaciuti. Sto fumando del Semois, che temevo fosse velenoso e invece trovo delizioso. E così ho deciso di dare una seconda chance a questi plugs, che dopotutto devono avere un loro perché, se provengono dalla impareggiabile casa che produce i più squisiti del tabacchi del mondo.
Capitolo 1: Il ritorno alla vita
Il caso ha voluto che tra i plug della mia scatola ce ne fosse uno di cui avevo aperto la bustina. Una ricerca di Google mi ha rapidamente rivelato che tra i plug in mio possesso, il Grouse Moor poteva considerarsi un nuovo inizio non troppo violento. L'aromatizzazione leggera, a dir di chi l'ha provato, accarezza la dolcezza del Virginia e gli conferisce qualche sfumatura, più che prenderla a calci nelle gengive, come il mio primo plug sembrava preferire. Pur con la prudenza dettata dall'esperienza ( è un fatto che c'è chi trova gradevole roba che io non butterei nemmeno nella stufa) ho deciso di tentare di fumarlo, dedicandogli una pipa un po' migliore della Kirsten che, con ben scarsa generosità, avevo riservato anni fa all'operazione. Il plug però, dopo dieci anni di abbandono appariva fossilizzato e inutilizzabile. Per riportarlo alla vita l'ho messo in un piccolo vaso Bormioli insieme a un umidificatore (io uso un contenitore di pellicola 35 mm, bucherellato col Dremel e riempito di carta da cucina umida, ma qualsiasi cosa tenga separato l'agente umidificante e il tabacco può andare bene), e mi sono preparato a un'operazione di lunga lena. Il plug è un cubo di tabacco pressoché solido e tanto quanto fatica a perdere umidità, rendendosi comodo nelle traversate in veliero, così fatica a riassorbirla. Periodiche ispezioni mi hanno però convinto che l'operazione rischiava di andare ben oltre i limiti della pazienza e così ho cominciato a trovare qualche variante per accelerarla. La prima è stata quella di lasciare per qualche giorno il vaso su un calorifero. Il calore aumenta la pressione osmotica del vapore e nelle ore di riposo, raffreddandosi, l'umidità si condensa e penetra più velocemente nel tabacco. Successivamente ho rimosso l'umidificatore, temendo che potesse cominciare a fare muffa, e ho cominciato a vaporizzare gentilmente, delicatamente un po' d'acqua filtrata sul mio cubo di tabacco. Poi lo rimettevo in vaso, che rimettevo sul calorifero, e ho ripetuto l'operazione per giorni e giorni, fin quando mi è sembrato che l'acqua continuasse a penetrare. A un certo punto il plug è finalmente apparso saturarsi. La condensa che si formava nel barattolo non penetrava più all'interno nelle ore calde del termosifone, ma tendeva a ristagnare. A quel punto ho aperto il barattolo, ho lasciato evaporare la condensa in eccesso e poi ho richiuso il tutto, lasciandolo a riposare e uniformare in un cassetto fresco per un paio di settimane, sorvegliando ogni tanto che l'insieme apparisse e "suonasse" morbido e grasso, ma senza che gocce d'acqua malandrine si formassero da nessuna parte, come in effetti non si sono formate. Benché la curiosità mi rodesse, ho lasciato il barattolo sul fondo del cassetto, aspettando una mattina serena e lontana in cui tornare al mio Grouse Moor plug, perfettamente rinfrescato e rivitalizzata. Oggi è stata quella mattina.
Capitolo 2: la scelta del taglio.
Ci sono mille modi di gustare un plug: dall'estremo dello shag (tagliare a fette sottili, poi disfare tutto in mano, fino ad ottenere capelli di tabacco da caricare nella pipa, dopo averli lasciati ad asciugare un po'), passando per il broken flake (fette come quelle dei flakes che si trovano in scatola, grossolanamente rotte e caricate), fino ad arrivare al flake puristico (fette intere arrotolate e caricate nella pipa). Io ho scelto il cube cut: una bella fetta grossa, tagliata prima a strisce, poi fatta a cubetti.
L'ho fatto per varie ragioni. La prima è che non maneggio un plug da parecchio tempo, e avevo voglia di scegliere una modalità che fosse possibile solo ed esclusivamente partendo dal plug. La seconda è che, essendo ignoto (ma probabilmente alto, come deve essere nel plug) lo stato di umidità, molte tra le forme di cui sopra potevano portare ad otturare la pipa con il minimo errore di caricamento. Il cube cut da questo punto di vista è il toccasana. Magari sarà un po' ignifigo in partenza e richiederà qualche riaccensione in più strada facendo, se proprio il tabacco è molto umido. Ma a meno di voler sbagliare a tutti i costi è impossibile cementare una pipa col cube cut, che si carica per semplice gravità.
Al primo taglio il plug si è rivelato uniformemente morbido, gustosissimo. Della consistenza di un panforte. Più che fumarlo, veniva voglia di mangiarlo.
Le strisce mostrano tutta la gamma di deliziosi Virginia di cui il Grouse Moor plug è formato. L'aspetto ricorda molto quello del Full Virgina Flake,
E finalmente i cubi, pronti ad essere lasciati cadere nella pipa e accesi.
Ma insomma... Com'è?
In queste settimane, maneggiando il mio plug di dolci e grassi virginia, il desiderio di fumarlo si è accentuato. La fragranze era veramente leggera, appena appena avvertibile. Nulla di violento e invadente. Tagliandolo poi, mi è quasi venuta l'acquolina in bocca. Quanto all'accensione e alla capacità di tenere il fuoco, la scelta del cube cut si è dimostrata abbastanza azzeccata, ma andrà migliorata. La prossima volta, esattamente come faccio con i flake, creerò uno strato superiore di tabacco totalmente sbriciolato, che dovrebbe prendere meglio il fuoco e garantire una combustione uniforme di tutto il fornello con più facilità di quanto i miei cubetti da purista abbiano fatto. Non ho comunque otturato il fornello, che era il timore principale.
A dispetto di qualche litigio con l'accendino, la mia pipata di Grouse Moor si è rivelata eccezionalmente piacevole. L'ho acceso la mattina, a bocca pulita, con una tazza di thé, caricando la pipetta di schiuma ben fatta e confortevole, ma del costo di pochi euro, che ho destinato agli assaggi dei flake aromatizzati. E' stato come fumare del Full Virginia Flake a cui sia stata aggiunta, se dovessi sbilanciarmi, una goccia di acqua di rose. Nessun fastidio, anzi. Personalmente gradisco molto la combinazione tra i due aromi tanto che in passato, in momenti di particolare perversione tabagistica, amavo fumare sigari avana dopo essemi dato sul polso una goccia di acqua di rose inglese, che mi ero per giunta dovuto comprare, non essendo nessuna delle mie donne di casa particolarmente amante di quella fragranza. A fumare essenza di rose non avevo mai pensato, ma i blender di Samuel Gawith hanno finito per soddisfare anche quella curiosità. Il Grouse Moor l'ho assaggiato così e non vorrei essere sotto l'influsso di qualche forma di imprinting animalesco, ma lo vedo molto come un tabacco da prima mattina a dispetto della indubbia rotondità del Virginia sottostante. E soprattutto da mattina del weekend. L'essenza fiorita si libra nell'aria e mi pare fatta per cominciare una giornata piena di promesse piacevoli, molto più che per concluderla.
Procedendo nella fumata, e con una seconda tazza di té a fianco, il Grouse Moor cresce, si concentra. Il Virginia scuro canta e spinge con voce baritonale, ma l'essenza fiorita non si fa completamente sopraffare e ricama il suo controcanto in sottofondo. In conclusione un tabacco che in teoria è totalmente contrario a tutti i miei principi, ma che non mi pento affatto di aver riportato alla vita e che potrei persino arrivare a ricomprare. Sì, nella vita si cambia.
domenica 13 novembre 2011
Caccia al tabacco. Capitolo 2. Nel caveau.
Dopo aver scoperto negli anfratti di casa mia circa il doppio del tabacco che mi aspettavo di avere, e poi averne trovato ancora
e poi ancora (l'ultimo ritrovamento di questa mattina è un vaso
ermetico pieno di ropes di Samuel Gawith, la cui potenza mi aveva
sopraffatto al punto da nasconderli fuori dalla portata di bimbi e
potenziali fumatori incoscienti), questa mattina sono sceso in cantina
per inventariare i miei investimenti a lungo termine. Finora non avevo
dimostrato di essere un buon contabile, ma con il caveau ho guadagnato
punti e ci ho trovato grosso modo i dieci chili di tabacco che ricordavo
di averci depositato in tempi diversi, per essere pronto a guerre,
carestie, cataclismi, oltre ovviamente che come forma di investimento
(l'unica che non mi abbia tradito) e come mezzo di gustare i grandi
Virginia pressati e invecchiati che sono da anni il tipo di fumo che
colloco al vertice della scala del piacere tabagico. Se vuoi fumare un grande Virginia di dieci anni, il modo migliore per farlo è metterlo da parte dieci anni prima. Io, fortunatamente, lo feci. E un po' disordinatamente, ma efficacemente, continuo a farlo.
Il miglior modo di tenere tabacco sfuso in cantina è a mio parere il vaso quattro stagioni Bormioli. Non arruginisce e, se il tappo si deteriorasse, si potrebbe sempre cambiare prima che sia troppo tardi.
In questa forma al momento conservo:
500 gr. East Carolina Ribbon (Virginia di base per miscele)
350 gr. Latakia siriano di Giannini (condimento per miscele)
350 gr. di blend "turco" di Giannini (Orientale per miscele)
250 gr. di Perique ( condimento per miscele)
Potrei passare alla produzione massiccia della mia migliore miscela, l'unica che abbia mai ricompensato i miei sforzi di home blender.
Ho poi: 750 gr di Samuel Gawith Commonwealth (potente English Mixture), 500 gr di McClelland 2020 Matured Cake (una English Mixture in flake: spettacolare) e 500 gr di Schurch 128.
Anni fa mi feci inscatolare negli USA dell'altro McClelland sfuso, che poi è lo stesso tabacco che si trova nelle lattine di 100gr, ma più giovane e di conseguenza molto, ma molto meno costoso. Ora giovane non lo è più. Le latte contengono uno spesso sacchetto di plastica sigillato per cui la loro cattiva conservazione con principio di arrugginimento (ma non passante) non è pericolosa per il tabacco. Ad ogni modo le ho portate su, le aprirò e trasferirò il tabacco nei vasi Bormioli. In latta possiedo 500gr di McClellend 2010, 250 gr di McClelland Matired Cake 2020, 250 gr di McClelland 2025 (un flake con Perique). In busta sottovuoto a tre strati, resistente a tutto, ci sono 250 gr di Samuel Gawith Skiff (English Mixture direi media)
16 scatole da 100 gr di McClelland No.22, uno dei Virginia broken flakes migliori che abbia mai provato.
5 scatole da 100gr. di McClelland Christmas Cheer, Virginia bright pressato, prodotto ogni anno con un monoraccolto particolarmente eccezionale tra i Gran Cru di Virginia e delle Caroline. Non si può descriverne la delizia: è fuori dal mondo.
13 scatole da 100gr di Mc Clelland Bombay Court, una English Mixture molto ricca di profumi orientali, di forza medioleggera, che è quella che in genere preferisco. Si può paragonare al Red Rapparee o allo Squadron Leader. Secondo me la miglior mixture di McClelland
3 scatole da 50gr di McClelland Arcadia, un tabacco intrigante, prodotto per riprodurre uno stile ottocentesco. Molto orientale, tagliato in shag.
3 scatole da 100gr di Bombay Extra (un bombay rafforzato nel latakia e scurito nel Virginia)
4 scatole da 100 gr di McClelland St.James Woods (flake con Perique)
Avvolgo le mie scatole in sacchetti di plastica per resistere all'umido. Le più vecchie erano avvolte in pellicola trasparente, per sicurezza le ho trasportate in casa e metterò anche queste in sacchetto.
22 scatole da 50gr di McCranie Red Flake 1983. Un altro eccezionale monoraccolto che è diventato leggendario. A quanto pare, ne avrò nei giorni di pioggia.
15 scatole da 50gr di Petersen Escudo (maledizione, non il Cope's...)
5 scatole da 50gr di Dunhill DeLuxe Navy Rolls. Non so se lo facciano ancora. Quando lo comprai mi pareva che fosse una riproduzione del Cope's Escudo quasi perfetta, più vicina del Petersen.
Il mio gioiello: 5 scatole di Three Nuns, quello vero.
una scatola da 50gr di Dunhill Elizabethan
3 scatole da 100gr di Dunhill Early Morning pipe
2 scatole da 100gr di Dunhill My Mixture 965
Secondo i miei calcoli, se dovessi cominciare a fumare quello che ho senza più comprare nulla, ne avrei per circa dieci anni. Considerato che di anni ne ho 47, tutto sommato, posso ancora comprare sereno, con la speranza che il mio tabacco sia destinato più a me che ai miei eredi...
sabato 12 novembre 2011
Operazione rinascita: Samuel Gawith Grouse-Moor Plug
Il Grouse Moor Plug di Samuel Gawith, dopo anni di oblio nel profondo di uno scaffale. Ho deciso di farmi forza e riprovarlo. Qui il risultato, tre settimane dopo.
Benché cercando tabacco in casa sia rimasto sorpreso dalla quantità che è saltata fuori dai cassetti, e soprattutto dai contenitori infrattati in ogni dove, giorni dopo questo post continuo a trovarne. Nel più oscuro e dimenticato e inaccessibile dei miei scaffali giace un contenitore ermetico con molti plugs di Samuel Gawith che alla prima prova mi disgustarono profondamentemente per la loro assurda aromatizzazione. Naturale finché volete, ma per me insopportabile. Preso da un impeto eroico ho deciso di riaffrontarli, ripartendo da quello che, per quanto ricordo, era il meno micidiale. In questi anni di abbandono si sono pietrificati. Sarà anche un esercizio tecnico di restituzione alla vita di un plug. Chissà che un giorno almeno la tecnica possa venirmi buona. Sul tabacco ho molti più dubbi. Ho già individuato la pipa da sacrificare. I primi tentativi li feci, prudenzialmente, con una Kirsten (macchina da fumo in alluminio con fornello avvitabile) contando di poterla quantomeno lavare. Non è stata una buona idea. Anche se i tabacchi fossero stati meravigliosi (e non lo erano) in quella pipa sarebbero stati un inferno. Stavolta ho individuato la più popolare delle mie pipe di schiuma, una cosetta veramente da poco che comprai non so perché su ebay per l'equivalente di cinque o sei euro. Una lavoratrice onesta, comunque. Non sarà una gran perdita, ma perlomeno è una pipa.
La Meerschaum sacrificabile
venerdì 11 novembre 2011
Caccia al tabacco: in casa
Pensavo di avere in giro per casa circa 2 Kg di tabacco pronto da fumare, più quello che tengo a maturare in cantina. Facendo un piccolo inventario, ho scoperto di avere sottostimato le mie riserve pronto uso, che ammontano più o meno a 4 Kg. A questo punto tremo al pensiero di scendere nel caveau per inventariare quello che c'è là sotto. Secondo me dovevano esserci circa 10kg. Prossimamente scoprirò se è vero...
Primo cassetto: Rattray's Red Rapparee (2 x 50 gr), Samuel Gawith Balkan Flake 50gr, Samuel Gawith Squadron Leader 50gr, Samuel Gawith Best Brown Flake (2 x 50gr), Samuel Gawith Full Virginia Flake (2 x 50 gr), in primo piano il Curly Cut Gawith & Hoggarth
- Totale 450 gr
Secondo cassetto: Samuel Gawith Full Virginia Flake 250gr, Samuel Gawith Squadron Leader 250gr
Terzo cassetto: Samuel Gawith Balkan Flake 250 gr
Tabacchi di base: Sweet Carolina (virginia) in Ribbon cut, Turco, Latakia, Perique, un po' di Burley Circa 250gr in tutto
Sfusi vari: 250gr di Samuel Gawith Brown Flake, 250 gr di Samuel Gawith Curly Cut, 100 gr di McClelland 24 (Flake di Virginia + Orientali), dell'eastern carolina in Ribbon cut, del McClelland 2010 sfuso, una scatola aperta di Samuel Gawith 1792 flake e qualcos'altro di non identificato - circa 1 Kg
Due contenitori di Gawith & Hoggarth, uno per gli aromatizzati, uno per i naturali. I naturali sono circa dieci, tra flakes plugs e ropes, più un 40 gr rimasti di Curly Cut deluxe, che fumerò quando avrò finito il Curly Cut. Gli aromatizzati, ahimé, sono circa tre etti di flakes vari che probabilmente non fumerò mai...
McClelland stagionati: 100 gr di Redwoods (virginia rossi in flake) 100 gr. di Christmas Cheer 1992 (un gran cru di Virginia Bright della carolina orientale, pressato in flake)
Un barattolo da 500gr di Schurch 128, uno dei miei preferiti tra le English Mixtures molto robuste
250gr di McClelland 2010 messi in latta una decina di anni fa da Bufflehead Tobacco. Purtroppo la confezione non si è mostrata estrememante resistente all'umidità e qualche mese fa, notando la cattiva conservazione, ho riportato in casa la lattina per aprirla al più presto, sperando che il tabacco non sia stato danneggiato. Forse si salverà, forse no.
martedì 1 novembre 2011
Samuel Gawith St. James Flake
Il ricco e cioccolatoso aspetto del nuovo St. James Flake
Sono un fan di Samuel Gawith, o quantomeno dei suoi tabacchi "normali" (dai quali tendo ad escludere il 1792 flake e tutti i plug dalle fantasiosi aromatizzazioni, che saranno tradizionali per il gusto inglese, ma tendono ad insultare il mio). E così, pur non essendo particolarmente appassionato dei Virginia-Perique, ho sentito il dovere di provare questo nuovo flake. Il primo, se non sbaglio, a introdurre questo tipo di ricetta nel catalogo Samuel Gawith, dopo più di due secoli di storia della marca.
La ragione di questo passo epocale credo sia la incessante ricerca sul mercato europeo e americano di un efficace sostituto del compianto vecchio Escudo. I fabbricanti inglesi più tradizionali, anche quelli che col Perique non avevano nessuna storia, ma che erano però in grado di produrre tabacchi di eccellenza, sono stati richiesti di produrre combinazioni di questo tipo per piccoli importatori, che evodentemente sono stati in grado di annusare il mercato, almeno nella sua frazione di eccellenza, prima dei giganti del tabacco. Il successo deve esserci stato, se Samuel Gawith, un marchio non noto per il fervore rivoluzionario delle sue ricette, ha deciso di introdurre il St. James Flake.
Gawith non ha ceduto alla tentazione della clonazione. E nel nuovo flake rimane molto presente l'impronta della casa che, nel campo dei flake, sa dare il meglio con il gusto pieno e rotondo dei Virginia scuri, laddove l'Escudo, invece, tendeva ad essere centrato su Virginia più chiari e taglienti. All'apertura della scatola la differenza è sensibile, perlomeno per quanto possano giudicare le mie narici, che dell'Escudo conservano tracce indelebili ma rarefatte da una frequentazione piuttosto intermittente e limitata alle scatola che conservo in cantina e stappo di tanto in tano come un Gran Cru. Il St James Flake è più acetico, rispetto al netto fico secco dell'Escudo.
La presentazione del flake è a fette abbastanza sottili e compatte, molto umide, che comunque si accendono senza problemi. Una volta acceso, la parentela con un flake come il Full Virginia è abbastanza evidente, ma la nota acida/piccante del Perique è chiaramente percepibile e si aggiunge a quella punta pepata che rende così già godibile il Full Virginia Flake.
Con tutto quello che di buono Samuel Gawith fa già, forse questo St. James Flake non era un tabacco indispensabile. Ma i fanatici del Perique sentivano l'esigenza di poter fumare l'oggetto dei loro desideri anche sotto il prestigioso marchio del lakeland. Il St. James Flake soddisfa in modo ammirevole questa comprensibile esigenza.
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venerdì 28 ottobre 2011
Per golosi di Virginia
Il Samuel Gawith Full Virginia Flake in tutta la sua magnificienza
Se il Virginia fosse un'uva, secondo me, sarebbe il Pinot Noir. Il massimo della nobiltà. Ma un massimo fatto solo per chi è in grado di apprezzare le estreme sottigliezze del vero meglio. E quindi anche un meglio che è tale solo se è fatto da gente che si intende, ma per davvero, di Virginia. In mancanza di tutto ciò il Virginia respinge con crudeltà, bruciando la lingua, confondendo la testa o crollando in una mediocrità senza senso.
Dentro la parola "Virginia" ci sono mondi lontani ed esperienze diversissime. In genere nei miei periodi di ossessione virginiana sono sempre stato più dalla parte del Virginia chiaro, poco pressato, più dolce e pericoloso per la lingua. Avendo riaperto il dossier Virginia dopo un lungo periodo di classica mixture inglese, ho sentito l'esigenze di tornare su piste da me meno battute.
Questo Full Flake di Samuel Gawith, bello scuro con quelle venature arancioni che promettono meraviglie sensoriali, è l'esatto opposto del Virginia presssato e chiaro che fumavo qualche tempo fa (e che non intendo certo abbandonare). Sempre dolce (in accezione purista virginiana) ma di una dolcezza scura e profonda, con una punta piccante. Per stare ai paragoni alimentari, è un po' come fumare del panpepato, di quello veramente buono.
Non è un full brutale da marinaio di baleniera (che per chi è in grado di sopravvivergli può anche essere un'esperienza, ma per me non riesce ad essere un piacere) è un full morbido e gentile.
Un Virginia che al momento non avevo in dispensa. Ma che mi ha dato la scusa per comprare una scatoletta nuova, invece di aprire una delle decine e decine che conservo per i giorni di pioggia.
Grazie, Full Virginia Flake. Grazie, Samuel Gawith.
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