lunedì 9 luglio 2012

Si fa presto a dir Bruyere



Sopra: Dunhill Bruyere 90 F/T, gruppo 2, del 1966. Se la pipa non fosse assai poco fumata avrei il dubbio di un restauro. Messa com'è, assumo che il rosso un po' più vivo della media possa essere originale.
Sotto:  Dunhill Bruyere 3104 (gruppo 3), del 1995


Di mamma ce n'è una sola. I colori delle Bruyere, invece, sono tanti. Alcuni, ahimé, sono frutto di maldestri (se non truffaldini) tentativi di restauro. Quando ci si trova davanti una Bruyere molto fumata ma di un bel rosso vivace, si è sicuri di essere di fronte ad una ripittura di scarso livello, fatta con le prime aniline trovate dal droghiere.

Ma tolto di mezzo l'ovvio, resta una gamma di rossi molto varia anche in casi certamente legittimi. Sicuramente l'intensità del colore dipende da quanto e come è stata fumata la pipa. La bulldog ritratta qui sopra, ad esempio, l'ho comprata nuova à metà anni 90 con uno dei miei primi stipendi veri. E' una delle pipe che ho fumato di più e sotto il mio pollice ho visto pian piano emergere l'occhio di pernice del lato destro, mentre l'originale bordeaux scuro si consumava. Anche il cannello, sullo spigolo, si è lentamente scolorito. E questa è una pipa che non è mai passata di mano, che non è mai stata lucidata sotto la ruota, che non ha mai visto la pasta abrasiva. Solo i miei ditoni, che forse sono un po' acidi e certamente hanno la proprietà di distruggere un po' tutto quello che toccano. Ma tra questa pipa e una che fosse rimasta prevalentemente in un cassetto durante questi anni ci sarebbe già una notevole differenza.

Un altro capitolo è quello della manutenzione. Io detesto la ruota e le paste abrasive, principalmente perché amo che la fragile nomenclatura sulle mie pipe resti il più possibile intonsa. Ma c'è chi ama ogni tanto lucidare i suoi possedimenti. Che usi pasta o che vada solo a carnauba, l'effetto delle ruota di panno si farà comunque sentire a lungo andare, schiarendo il colore e facendo emergere la grana della radica sottostante. E, nei casi peggiori, lucidando via le diciture e dando origine all'orrendo dente del bocchino smusso. L'effetto viene aggravato di molti ordini di grandezza se la ruota, anziché da un proprietario solerte, viene maneggiata dal commesso di un negozio a cui è stata affidata la pipa, sia per vendita che per manutenzione periodica. Le pipe che hanno passato molte mani sono quasi sempre chiarette e malconce nella nomenclatura, col dente arrotondato e il bocchino assottigliato. Una delle mie pipe, una patent army mount montata in oro che sarebbe altrimenti splendida è il caso estremo. Benché la nomenclatura debolissima delle patent si sia salvata, il colore si potrebbe confondere con quello di una root.


Ma se uso e manutenzione sono due aspetti essenziali, va detto che anche la Real Casa ci mette del suo nel confondere le carte della Bruyere. Non ero ancora in giro per pipe quando alcune creature che possiedo o che ho ho solo rimirato in mani altrui, hanno visto la luce. Ma in questi ultimi decenni ho adocchiato nelle vetrine e sugli scaffali un bel po' di Bruyere nuove (alcune delle quali mi hanno tentato con successo). Quello che posso dire è che anche loro sono, sono state e presumibilmente saranno, molto diverse tra loro. Non so se sia la densità della radica o, come sospetto, la regolarità del suo colore che induce talvolta il produttore a preferire tinte scurissime, mentre in altri casi ciò non viene ritenuto necessario. In parte dev'esserci la moda, l'estro del momento. Ma certe Bruyere, anche da nuove, sono più chiare, più scure, più rosse o più tendenti al marrone delle altre. Certo, la gamma è meno vasta di quello che viene offerto in vendita usato. Ma le differenze sono comunque notevoli e tenderanno ad intensificarsi con l'uso.


Io preferirò sempre una bruyere un po' sbiadita e chiazzata dall'uso (come la mia bulldog) a una bruyere ridipinta, anche dalle mani più capaci. Va detto che, se le mani sono veramente capaci (cosa però piuttosto rara) potrei non accorgermi della "rinfrescata".

Per accorgersene gli indizi, secondo me, sono anzitutto la vivacità del colore (rarissimo che una bruyere nuova sia di un rosso brillante, io quantomeno non ne ho mai vista una, mentre le aniline in vendita sono quasi sempre di quel bel rosso lì e non esiste che io sappia un bordeaux adatto pronto all'uso).  In secondo luogo il contrasto. Sotto il pesante bordeaux di Dunhill c'è una tinta nera a contrasto che anzi tende ad emergere se il rosso si consuma un po'. Nei restauri dilettanteschi capita di vedere solo il rosso, che è un buon indizio che la pipa è stata ridipinta.


Io, almeno una pipa ridipinta ce l'ho di sicuro. E' una patent, per il resto splendida, che Samuel Goldberger mi presentò esattamente per quello che era, conquistandosi la mia fiducia imperitura e concedendomi un certo sconto per il difetto di originalità. Bocchino e tutto il resto erano perfetti, ma il colore non quagliava molto con le condizioni. In questi casi, che possono capitare, suggerisco di fumare, fumare e fumare ancora in quella pipa. Con un po' di pazienza anche un rosso un po' vigliacco si attenuerà, si imbrunirà e la bruyere violentata, se non la verginità, ritroverà quantomeno un po' di apparenza.

 Sopra: Dunhill Bruyere 5111, gruppo 5, 1989 - Rosso abbastanza vivo e bruno-aranciato, come talvolta ho visto nel periodo. Un po' chiaretto, specie nei punti di contatto con le dita. Non credo sbiadito dalle lucidature, perché la nomenclatura è perfetta.
Sotto: Dunhill Bruyere 4111, 1980 - Sto praticamente rodandola perché mi è arrivata con non più di due fumate. Il rosso è scurissimo ma via via che la uso tende a schiarire sotto le dita. Il tono comunque è completamente diverso, meno aranciato della pipa sopra, di nove anni dopo (e molto più fumata) 


Sopra: Dunhill Patent "33 F/T", 1936 - Pipa presa in condizioni perfette, praticamente infumata. Il colore originalissimo è di un rosso molto poco rosso.
Sotto: Dunhill Patent "313",  Gold Army Mount, 1949 - Bellissima, anche se del suo rosso è rimasto ben poco. La nomenclatura sottilissima ma perfetta testimonia che è stata lucidata responsabilmente nel corso della sua vita. Il colore deve essersene andato sotto le dita come nella mia bulldog.


 Due Bruyere decisamente scure, entrambe acquistate nuove
Sopra: 4203 del 2002. Sotto: Quaint gruppo 2 del 2006 con primi segni d'uso


Sopra: Dunhill Bruyere "EK F/T", gr 4, 1967 - A mio avviso un rosso abbastanza sospetto, tutto il restauro mi lascia qialche dubbio. Ad ogni modo era una square panel come la capostipite  e l'ho presa comunque
Sotto: Dunhill Patent "59" - 1938 - La pipa mi è stata presentata con grande onestà come ridipinta. Il lavoro è stato fatto con grandissima arte, riproducendo il nero di contrasto originale e un punto di bordeaux molto credibile. Ma colore pari al nuovo e condizioni piuttosto fumate della pipa erano abbastanza incongruenti quando l'ho comprata. Dopo anni di uso, il colore è tornato ad essere pienamente attendibile.





L'idea di questo post mi è venuta leggendo questa discussione sul gruppo facebook "fumatori di pipa".





9 commenti:

  1. Approfondita e competente disquisizione sulle Dunhill, che mi rende ancora più curioso di sperimentare che tipo di bruyere sta per finirmi tra le mani. Ci sentiremo ancora, caro Tony. Have pleasant smokes! ;-)

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  2. Comunque sia, la LB è una delle più belle Dunhill che ci siano. Se il colore ti lascia qualche dubbio, fuma sereno e vedrai che si imbrunirà un po' e scurirà da sola.

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  3. Tony la 4203 con bocchino bianco (metacrilato?) è veramente bella! complimenti!
    Francesco

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  4. Non è matacrilato. Su una Dunhill sarebbe anatema. E' ebanite in color avorio. Ogni tanto Dunhill ne fa una e in questo caso il puntino è nero.

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  5. Anatema? forse no.... http://www.imparato.it/shop/index.php?target=products&product_id=3435

    Questo è metacrilato :)
    Francesc

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  6. A giudicare dal perno inserito in nylon e dal colore mi sembra più quel materiale che si chiama "ambra sintetica" o "ambra coltivata", molto usato sulle schiume di un certo livello. Non avevo mai visto una Dunhill nemmeno con bocchino così. E' sempre un materiale a base di resina, ma formalmente un materiale diverso dal plexyglas (se è ambra coltivata come penso). Poi, magari, chissà... esisterà pure una Dunhill col bocchino di metacrilato. Ma a quel punto l'anatema lo lancio io :-)

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  7. Uhm... viste meglio le striature mi sa che mi devo arrendere... ANATEMA!

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  8. Qui ti volevo!!! :D
    Se posso, la 4203 dove l'hai pescata? ne vedrei volentieri una uguale.....
    Francesc

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  9. L'ho presa su ebay, infumata. Ogni tanto si trovano, NCH ne aveva mostrata una uguale da non so che catalogo

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