lunedì 3 giugno 2013

Reserve du Patron Manil


Il mio barattolo di Semois, avviato a conclusione.


Coi cosiddetti naturali, o mediterranei ho sempre avuto un rapporto combattuto. Da giovanissimo pipatore affascinato dalla lettura di Bozzini provai a mettere del toscano in pipa e mi disgustò, per anni.  Leggendo di miscele in cui si aggiungevano toscani e toscanelli scuotevo la testa con commiserazione, verso i poveri infelici che si condannavano alla sofferenza storpiando alchimie delicate e talvolta mirabili. 
Pur avendo col tempo moderato la mia ostilità feroce al kentucky in pipa, continuo a pensare che metterlo in una English Mixture sia una sorta di abominio. Lo spiraglio al kentucky puro però si è aperto. Iniziò durante un periodo in cui avevo talmente abusato di Virginia da ridurre la lingua a un pallone dolorante. Rientrato dalla finestra come erba curativa, il kentucky ha poi trovato un posto abbastanza stabile, specie in combinazione col virginia, sia per il trattamento di pipe riottose che per qualche ultima fumata serale. Una sorta di alka seltzer fumigante.
Dal toscano, ho tastato il terreno degli scaferlati, che mi sono apparsi finalmente meno disgustosi di quanto li ricordassi. E da lì è nata la curiosità del Semois, che sono riuscito finalmente a procurarmi, per la prima volta, tampinando un amico diretto nelle terre dei fiamminghi, per lavoro. Ne ho provati diversi, sia falsi (il winders o come si chiama) che veri, primo fra tutti il Manil.
Il Manil è decisamente il più speciale. Ti arriva in una mattonella dorata, con questa meravigliosa etichetta in carta grezza. Non è uno sforzo verso il vintage o l'ecocompatibilità. E proprio così al naturale e già questo lo rende formidabile. Io ho avuto in sorte il taglio medio, chiamato "Reserve du Patron", che in pipa va già benissimo. Ne esiste anche un taglio grosso (La Brumeuse) e un taglio fine che dovrebbe essere finalizzato alla sigaretta.
L'odore a crudo non è il suo pezzo forte. Mio nipote, un bambino curioso delle mie pipe e dei miei tabacchi, e molto interessato alle classificazioni di forme e di aromi, annusandolo nel Bormioli l'ha definito "il tabacco che sa di merda". Inutile dire che è quello che preferisce e che ogni giorno, al mare, pretende di riannusare.
Fortunatamente, una volta acceso, il Semois Manil si rivela meno, diciamo così, particolare. Non ho ancora capito quale sia la foglia all'origine di questo prodotto belga, caratteristico e unico al mondo. Una sorta di pecorino di fossa dei tabacchi. A fumarlo regala un'esperienza imparentata con quella del kentucky, però arricchita di potenti zaffate terrose e persino qualche nota balsamica. Sfortunatamente il mio immaginario non ha molto da collegargli. Non mi intendo di Ardenne o di Fiandre, o di qualunque sia il luogo da cui questo tabacco proviene. Per me, sulla cartina del Belgio, una volta, avrebbe ben potuto esserci scritto "hic sunt cervisiae". Oggi potrebbe magari esserci "hic sunt semoises", ma sono a quel livello lì  (e mi scuso coi latinisti perché anche con quello me la cavo altrettanto male).
Pur non sapendo nulla del suo terroir, due cose comunque le ho capite. La prima è che il semois va fumato secco, esattamente come arriva. Il tentativo di umidificarlo produce un'esasperazione dell'amaro e (mi dicono) un rischio muffa notevolissimo, anche perché il tabacco è completamente privo di qualsivoglia additivo.
Come tutti i tabacchi secchi e a filamento molto lungo tende a far matassa. Non è facilissimo da sciogliere e anche per questo preferisce pipe piuttosto grosse in cui accomodarsi ed espandere i suoi aromi. A parità di peso è molto voluminoso per cui anche con un pipone di quelli imponenti non ci si rischia di misurare con una maratona interminabile.
E' anche molto buono in schiuma, come tutti i tabacchi cosiddetti naturali o mediterranei, in cui predomina la nota amara.
Se amate i tabacchi al coccomango, forse non è la cosa giusta per voi. Ma se vi piace il toscano, il vino grosso e viola, il caprino di Montevecchia, prima o poi arriverete a Corbion sur Semois. E vi sembrerà di esserci sempre stati.

Se poi volete leggere qualcosa di più e di meglio, ecco un interessante articolo del new york times



12 commenti:

  1. ne parlano anche qui
    http://www.nytimes.com/2013/04/14/magazine/tobacco-thats-so-brooklyn-but-made-in-belgium.html
    molto interessante (entrambi, dico)
    ciao

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    1. Il semois dovrebbe derivare, a quanto ho letto, da un tabacco di origine paraguaiana. Fu un certo Joseph Pierret, insegnante in pensione, a piantarlo e coltivarlo nella valle del fiume Semoy (o Semois) in Vallonia.

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  2. Ah il Semois... È un tabacco fuori dal tempo, che irride le model del vintage a tutti i costi perchè davvero non sa cosa sia la modernità. Un pezzo di storia tabagica da custodire, perchè non faccia la fine dei colleghi Appelterre e Obourg, ormai irrimediabilmente estinti. Grezo al punto giusto, dà il meglio di sè fumato in pipe grandi, molto grandi, preferibilmente nell'umidità della sera in campagna, magari coi profumi boschivi a far da contraltare al suo afrore di stallatico.
    Ottimo articolo!

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  3. Ho trascorso in Belgio circa 3 anni della mia vita lavorativa. Trascorrevo un weekend a casa e uno in Belgio. Quando ero là, il sabato e la domenica erano dedicati all'esplorazione. <<<<per ragioni storiche, non potevo astenermi dal visitare le Ardenne (sud del Belgio) nella parte Vallona. Il Semois cresce in una splendida valle percorsa longitudinalmente da un fiume la Sémois appunto, da cui prende il nome. Il tabacco è veramente ottimo e in Belgio lo si trova quasi dappertutto.
    Saluti.
    g

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  4. Compimenti bell'articolo - ho provato diversi semois tra cui il "langue de chien" - ma ora mi hai ispirato a riordinare una mattonella

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    1. Il langue de chien non l'ho mai provato. E' buono?

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    2. ottimo,robusto e non fortissimo,almeno per me

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    3. dimenticavo complimenti per il tuo blog!

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  5. mi piacerebbe regalare del semois a mio marito come posso fare x averne grazie

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    1. Purtroppo, occorre andare in Belgio

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