mercoledì 9 novembre 2011

Buono come il fuoco


 Le rotelle del Curly Cut Gawith & Hoggarth, che nasce sottoforma di un cordone di bright Virginia.

Anni fa ho comprato da Synjeco una confezione da 50g di quasi tutto il tabacco che Gawith & Hoggarth ha in catalogo. Ero rimasto attratto dalla conservatività esasperata delle ricette e delle preparazioni: flakes, ropes, plugs e curly cut come se piovesse. In realtà, le cose che ho trovato fumabili al primo approccio non sono state molte. Molti flakes sono rafforzati da Burley e tabacchi fire cured che almeno all'epoca trovai sgradevoli. Alcuni, peggio ancora, erano aromatizzati e oltre tutto in modo estremamente eccentrico. I cordoni erano, più che forti, letali. Rischiai la vita provandone un paio qua e là. Una volta cominciai a sudare freddo ed ebbi un mezzo mancamento. Il brown flake invece era buono: fu l'unico che fumai fino in fondo. Anche il curly cut, un arrotolato di Bright Virginia, genere pericoloso ma meravigliosamente  fragrante, sulla carta avrebbe dovuto far parte delle ricette a me gradite. Ma nella confusione e in una certa delusione generale finii per lasciarlo da parte dopo un paio di pipate. Nelle due scatole ermetiche in cui li avevo chiusi (una per i naturali, una per quelli che sapevano di deodorante per ambienti) adesso i miei Gawith & Hoggarth hanno passato diversi anni. Previa una riumidificazione molto paziente e cauta, durata alcune settimane, ho deciso di tornare all'attacco, cominciando proprio dal Curly Cut, che mi aveva lasciato dei ricordi non positivi, ma assolutamente nebbiosi. Ora lo sto fumando da un paio di giorni in pipe medie, che sono quelle presumibilmente più adatte.
Il primo approccio di questa nuova avventura è stato: "WOW". Non so da dove possa essere venuto il mio cattivo ricordo... E' meraviglioso come ci si aspetta da un Bright Virginia di grande qualità: dolce, ricco di profumi, sontuoso. Ma non tutto quello che si prova col Curly Cut è prevedibile in anticipo. Quello che non ti aspetti è che un tabacco curato in cordone, un po' scurito e pressato (e con tutta la complessità che deriva da questo trattamento) sia ancora violentemente ustionante per lingua e mucose, come un Virginia biondo in ribbon cut, il più taglialingua di tutti i tabacchi. Finora il Curly Cut di Gawith & Hoggarth mi ha regalato serate meravigliose, piene di dolcezza. Ma anche mattinate da incubo, con la lingua bruciata, ridotta a una dolente striscia salmistrata, incapace di percepire qualunque sapore e tantomeno quello di una di quelle pipate mattutine che amo fare passeggiando verso l'ufficio. Fortunatamente l'ustione non è permanente e tende a lenirsi dopo qualche ora. Tutto considerato, medito comunque di fare acquisti massici di questa pericolosa delizia, specialmente se prima della fine di questa busta di prova sarò riuscito a sviluppare un ritmo di fumata adatto a moderare il dolore che finora è sempre stato associato al piacere. Entrambi assolutamente estremi.


  
Sulla busta, il nome della casa è scritto in modo errato. E' stata acquistata appena Synjeco cominciò a distribuire questa marca. A questo punto, probabilmente, sarà stato corretto.

2 commenti:

  1. Salve Antonio,
    Per riumidificare i tabacchi, utilizzi sempre una sola tecnica oppure cambi a seconda del tipo di tabacco?
    Come operi di solito?

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    1. Sempre la stessa. Poca acqua, tanta pazienza.

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